Storia Antica
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La fine di Sosaria
Le stelle brillavano sul cielo di Britain, era un inverno freddo. Più freddo del solito. La Luna e gli altri astri apparivano da qualche mese più pallidi. La volta celeste era ora oscurata, come se tra il blu del cielo e gli occhi degli uomini di Britain si stendesse un nero velo che di giorno in giorno si infittiva, acquistava concretezza, nascondeva le stelle e rendeva triste in cuore la popolazione. Sire! Oh Sire! Fate presto!.
Così gridava nei corridoi del castello una fidata guardia reale.
Il Grande Mago vi prega di raggiungerlo, è urgente!. La guardia saliva di corsa le scale, dal suo comportamento insolito e dall'espressione del suo viso trapelava la visione di una tragedia, una catastrofe. I suoi occhi erano spalancati, sbarrati. Parevano incastonati come una nerissima pietra in un gioiello antico ch'era ora il suo volto. Da tempo a corte non v'era stato sentore di tristi notizie. Il Re sedeva nel suo studio, leggeva un grosso libro polveroso che a fatica aveva portato da uno degli scaffali della biblioteca reale fin sul leggio. I miei presagi dunque non erano errati, ci aspetta qualcosa di terribile.
Così dicendo il Re chiuse il libro e si avviò verso le scale. Attraversò il corridoio e sulle sue pareti, nei bassi rilievi, vide narrata la storia gloriosa dei suoi avi, morti in battaglia ma ancor vivi nell'onore altissimo che le loro gesta preservavano al tempo.
Da qualche settimana il Re era stanco, era invecchiato di anni in pochi giorni, la sua schiena s'era inarcata e solo bastone, che decenni prima era stato del padre, gli consentiva oramai di camminare. Scese le scale, attraversò il salone e salì come meglio potè la lunga e ripida scala a chiocciola che conduceva alla stanza più alta della torre dove il Grande Mago era solito passare tutte le sue giornate. Lo trovò chinato a guardare in una sfera che controllava con le mani. La sfera era formata d'acqua, terra, aria e fuoco che continuamente si mischiavano e fluttuavano vorticosamente controllati dalle mani vecchie e magre del mago. Gli elementi da prima sembravano combattersi, in un rimasuglio di esplosioni, vapori e vortici di lava ma ad un certo punto si fusero gli uni con gli altri e la sfera divenne quasi solida, di un colore violaceo. Il Grande Mago non disse nulla al Re, ma egli capì da solo che c'era qualche cosa da vedere. Si avvicinò e fissò per lunghi minuti nella sfera. Era difficile vedere attraverso quella sfera, non era solo la vista a permettere di vedere, del resto il Grande Mago, che era assai più vecchio del Re sembrava vederci perfettamente. Il Re si sforzò, si concentrò. La sfera non avrebbe mai fatto vedere nulla di propria volontà, doveva essere chi la osservava a comunicare ciò che intendeva vedere. A tratti gli sembrò di vedere le elfiche navi solcare a vele spiegate mari sconosciuti, terribili creature sollevarsi dalla profondità della terra ed in fine una figura umana in una torre; un vecchio. Dalle sue gesta traboccava pazzia, il suo solo volto incarnava l'espressione più malvagia della malvagità stessa.
A questo punto il Grande Mago parlò; Egli è Grinord disse con voce pacata e profonda, sta tramando nella sua torre qualche cosa di tremendo, sta controllando e studiando le forze del male, le sta condensando su di se, è un folle. Ci rimane poco tempo per agire. Il Re radunò le sue guardie ed i suoi più fidati ministri. Britain, un tempo capitale di un impero, s'apprestava a muovere guerra.
Poco più tardi, mentre Griswud dormiva e russava nel suo letto una guardia bussò alla sua porta. Il fabbro si alzò scocciato, accese una candela e impugnò un'arma. Guardò prima dalla finestra al piano di sopra giù nella strada, poi scese ad aprire solo quando fu certo che non si trattava di un impostore. Spalancò la porta e con aria scocciata sbuffò ed imprecò. Ma la guardia, tutta bardata pareva avere più fretta di lui ed aveva una serietà in volto che non faceva presagire nulla di buono. Il fabbro si infilò le scarpe (non ebbe necessità di cambiarsi poiché dormiva con gli stessi abiti che era solito usare durante il giorno) e si lasciò casa e negozio alle spalle. Fu condotto e fatto entrare nella fucina reale, dove già gli altri fabbri della città lo stavano attendendo discutendo animatamente fra di loro. Il fabbro del Re gli venne incontro: Sua Maestà ci fornirà tutto il materiale necessario, pagherà il doppio del valore ordinario chiunque riuscirà a consegnarci dei materiali pregiati al più presto, pertanto temo che non lavoreremo metalli semplici, ci sarà da sudare. In un angolo della stanza alcuni mercanti stavano prendendo accordi con le guardie per essere scortati nei loro viaggi verso Minoc, per potersi così muovere anche la notte risparmiando tempo prezioso. Ancora assonnato il fabbro vide piombare tra le sue mani gli oggetti del mestiere, vide accendersi le forge ed alzarsi i pesanti martelli. Per lunghe notti braccia esperte e vigorose lavorarono tra fuoco ed incudine, realizzando armi ed armature mentre svelti i picconi scavavano nelle miniere. Mercanti scortati facevano giorno e notte la spola tra Britain e Minoc. Lungo la strada che era solitamente quasi deserta in quei giorni non fu raro incontrare decine di mercanti mischiati a gruppi di guardie. Mercenari giungevano a Britain da ogni dove, con le loro armature maleodoranti e le loro armi arrugginite, ricevevano oro e nuove attrezzature per la guerra.
Fuori dalle mura della città, le tende si moltiplicavano e spuntavano come funghi tra le case dei contadini mentre nel cielo le nubi si infittivano sempre più ed oramai non si distingueva più il giorno dalla notte. Nei boschi e nelle montagne le forze del male parevano aver riacquistato la forza d'un tempo antico, perso nei meandri della storia. Ululati e latrati, strani versi e grida, squarciavano nella notte persino le tenebre, che da sempre li avevano ospitati e rinvigoriti.
Mentre la città ed il suo esercito si armavano, nella torre il Grande Mago continuava a scrutare nella sua magica sfera cercando di capire quali fossero le intenzioni di Grinorde quale fosse il modo in cui egli intendeva accrescere il suo già enorme potere. Aveva chiesto al Re di partire al più presto, ma pareva che Lord Lowbridge volesse a tutti i costi attendere il ritorno degli ambasciatori inviati presso Vesper per chiedere l'aiuto degli elfi. Il Grande Mago era impaziente, girava freneticamente nella sua stanza in cima alla torre, scrutava continuamente attraverso la sfera. Ed ancora stava scrutando quando d'un tratto si rese conto d'aver intuito i piani di Grinord. Si rese conto che oramai il sortilegio di Grinord stava per volgere a termine e che l'esercito non sarebbe riuscito a raggiungerlo in tempo.
Suppose di poterlo fermare. Spalancò le mani che da giorni reggevano la sfera. Gli elementi si sfaldarono, lottarono, e della battaglia non rimase che terra bruciata nel pavimento, vapori e fiamme morenti. Afferrò il suo libro magico, indossò la sua tunica più bella, che custodiva gelosamente, e recitando una formula magica sparì nel nulla.
Il Re saliva oggi le scale della torre più lentamente, le sue condizioni fisiche peggioravano visibilmente di giorno in giorno; bussò alla porta ma nessuno rispose. Entrò nella stanza superiore della torre poco dopo che il mago era scomparso e con sorpresa non lo trovò. Lo fece cercare dai servi per tutto il giorno ma di lui non vi fu notizia. Sua Maestà lo stava cercando per essere consigliato, gli ambasciatori avevano trovato Vesper completamente deserta, persino le navi della flotta elfica avevano lasciato il porto. Attese un giorno ancora, ma del Grande Mago non vi fu traccia.
Erano passati sei giorni oramai da quando i fabbri s'erano messi al lavoro. Dal cancello principale del castello reale uscirono dodici cavalieri, ognuno portava uno stendardo ed aveva uno scudiero ed un maestoso cavallo bianco. Al loro seguito uscirono diciotto trombettieri. Il suono delle trombe empì la città e le campagne di Britain si risvegliarono sotto un suono di guerra. I Cavalieri mossero verso la campagna; l'esercito fu ivi radunato. Il Re aveva ordinato di partire. Ognuno dei dodici Cavalieri aveva il compito di guidare in battaglia cinquecento fanti reali e una parte equamente divisa di mercenari. Dalle campagne l'enorme esercito marciò lungo il passo sulle montagne, ridiscese la strada che da Yew portava a Skara Brae. Giunto alla città degli uomini lucertola l'esercito di Britain affrontò la sua prima battaglia. Gli uomini lucertola erano stati corrotti da Grinord ed erano ritornati malvagi. Tentarono di impedire all'esercito di marciare verso la torre del mago ma dopo una prima offensiva terminata a loro sfavore con elevatissime perdite, gli uomini lucertola decisero di limitarsi ad azioni furtive. I mercenari non vennero neppure impiegati contro i Lizard. I Cavalieri preferirono schierare i fanti reali che con il loro allenamento e le nuove attrezzature forgiate dai fabbri non subirono che una perdita e qualche ferito sterminando centinaia di uomini lucertola che erano mal equipaggiati e mal schierati dal loro re. Persa la prima battaglia gli uomini lucertola per un paio di giorni sferrarono attacchi a sorpresa alle retrovie dell'esercito di Britain, poi le loro viscide squame non si fecero più rivedere. Erano passati sette giorni da quando l'esercito era partito dalla città. La strada che conduceva alla torre di Grinord, salendo sul fianco della montagna, si staccava ora da quella principale. L'esercito s'avviò lentamente su per la salita. I dodici Cavalieri aprivano la strada e fu tutta loro la tremenda sorpresa di incontrare per primi il Grande Mago che era scomparso dieci giorni prima dal palazzo del Re. Il suo corpo era stato impalato e dato alle fiamme proprio nel centro della strada, era vivo ed urlava dal dolore. Uno dei Cavalieri avendo del mago pietà sguainò la spada e gli mozzò la testa per far cessare le sue sofferenze. La testa del Grande Mago cadde a terra e rotolò nella polvere, ma continuò a gridare conservando del suo assassino il progetto di dolore perpetuo ed orrendo. L'esercito reale era sgomento di fronte a quello spettacolo.
Una raffica di frecce e pietre dell'alto bersagliò all'improvviso le fila impreparate dei primi battaglioni. Qualche decina di metri sopra l'esercito, spuntarono orde di goblin muniti di archi corti, e gruppetti di troll con grossi massi sorretti dalle enormi braccia simili a tronchi. A decine caddero prima ancora che gli uomini del Re si potessero accorgere della portata della minaccia, e soprattutto della sua provenienza. Furono salvati dai loro condottieri, i 12 Cavalieri riorganizzarono in breve l'avanguardia, lasciando che gli addestrati arcieri facessero il loro dovere. Troppo lontani dai nemici per essere impensieriti dai loro archi corti, fecero sibilare le corde dei potenti archi di fattura elfica, e in pochi minuti ricacciarono indietro goblin e troll, lasciando la strada aperta a fanti e cavalieri.
Le urla dei goblin squarciavano il silenzio di quella montagna brulla e tetra, il loro sangue nerastro veniva assorbito dalla porlvere, e dal suolo si innalzò un puzzo nauseabondo. L'odore della morte, che tutte le grandi battaglie aveva accompagnato anche questa volta fece la sua immancabile comparsa.
Mentre, protetti dagli arcieri in retroguardia, i dodici cavalieri avanzarono fino a trovarsi al cospetto della torre di Grinord, ai piedi della montagna oscura le spade brillavano e scintillavano al cospetto d'una pallida luna. Dall'alto della torre una voce tonante veniva trasportata dal vento ed incitava gli esseri mostruosi a versare il loro sangue per la venuta del grande regno demoniaco.
I Cavalieri e gli uomini più fidati dovettero usare tutte le loro forze per abbattere la porta che gli impediva di entrare nella torre e che li divideva dall'obbiettivo della loro missione. A seguito, la battaglia fu estremamente cruenta, sia il perfido stregone che i suoi avversari combatterono con tutte le proprie forze e senza risparmiarsi nessun colpo, sia che esso fosse onorevole sia che fosse disdicevole, tutte le tecniche di combattimento note vennero usate ed alla fine tutti gli avversari giacevano esanimi al suolo.
L'ultimo dei cavalieri morì stringendo ancora in pugno la testa di Grirord che lui stesso aveva mozzato prima di esalare il suo ultimo respiro.
Il sangue rosso dei cavalieri, e la nera essenza di Grinord si mischiarono sul pavimento della torre maledetta, mentre ai piedi del monte una distesa di cadaveri era ora ricoperta dalla polvere che le grosse raffiche di vento spazzavano in aria. Nella polvere un solo uomo era ancora in vita.
Krom, un giovane fante, l'unico superstite dell'epico scontro, si fece coraggio, risalì sino alla torre, ora un silenzio di tomba schiacciava persino la polvere ed il vento che smisero di fischiare, ma non di soffiare.
Varcò la porta della torre, salì le scale. Vide i propri compagni uccisi da orribili trappole, i loro corpi mutilati avevano da poco concluso di versare a terra il loro sangue che oramai si stava seccando. Giunto all'ultimo piano si addentrò in un enorme salone, il sangue ricopriva tutto il pavimento. Raccolse la testa di Grinord, pregò per i suoi compagni, li distese uno accanto all'altro e sul petto d'ogni corpo ripose delicatamente la loro spada, tolse gli elmi ed uno per uno chiuse i loro occhi.
Uscì dalla torre, ridiscese la strada.
Krom era disgustato dall'idea di lasciare i corpi dei propri compagni morti in battaglia, senza una degna sepoltura, ma come poteva lui da solo compiere una simile impresa?
Ne sistemò alcuni, gli uni accanto agli altri come aveva fatto per i cavalieri, poi nuovamente pregò per la loro salvezza. Le sue lacrime caddero sulla terra e si mischiarono al sangue; il dolore degli uomini serve a farli maturare si dice, forse fu questo dunque, il provare un dolore così immenso, che fece in seguito di Krom un grande eroe.
Egli si alzò, si diresse verso Britain per riferire al suo Re l'esito della battaglia che seppur vinta, tante vite era costata. Si voltò a guardare un ultima volta il campo di battaglia; c'erano corpi straziati ovunque il suo occhio si posasse, il sangue aveva ricoperto quasi tutta la terra e l'erba sembrava vergognarsi di mostrare il proprio colore in un ambiente simile.
Durante il viaggio di ritorno Krom non riusciva a non pensare a quanto assurda fosse la natura umana, che spingeva gli uomini a sterminarsi tra loro spesso nel nome di desideri che da soli anche se appagati non potevano portare la felicità a nessuno. Il potere, il denaro, la forza fisica e qualsiasi effimero obbiettivo un uomo possa raggiungere non lo renderanno felice se non avrà ottenuto ciò che veramente conta per ogni essere umano: la salute e l'amore ed entrambi non possono essere comprati neanche dal più ricco e potente dei Re, nemmeno dal più geniale ed abile stregone. Durante il viaggio Krom si preoccupò di evitare le strade principali e qualsiasi posto affollato, così facendo sapeva di allungare il proprio viaggio, ma non se la sentiva di farsi vedere in giro, sentiva un'aura malvagia provenire dalla testa di Grinord, come se essa emanasse una volontà arcana, qualcosa di possente ed impercettibile nello stesso momento, qualcosa che lo spingeva a portarla da Lowbridge, dal suo re. Eppure era la testa di un morto, potente in vita, ma sempre e comunque irrimediabilmente morto.
Quando Krom raggiunse il castello di Lowbridge, stremato dalla fatica della battaglia e del viaggio condotto ad un ritmo frenetico, al limite delle proprie forze, trovò un clima cupo e turbato nell'animo della gente: il Re era in fin di vita. Ogni gioia per la battaglia vinta sparì repentina dal suo animo, il suo Re stava morendo e tutto il continente era in pericolo. Sua Maestà lo volle incontrare subito sebbene quasi totalmente privo delle proprie forze egli era ancora mosso da un animo desideroso di prendersi cura della propria gente. Krom raccontò al suo Re il più brevemente possibile l'esito della battaglia e gli mostrò la testa di Grinord.
A questo punto nello stupore generale, gli occhi del mago malvagio si aprirono, la testa sfuggì dalla presa del giovane fante ed iniziò a volteggiare nell'aria. Improvvisamente una voce ruppe l'irreale silenzio che si era creato: Grinord, o perlomeno quanto di lui rimaneva, iniziò a parlare. Puoi anche essere riuscito ad uccidermi disse ma non sperare di aver vinto! Come vedi la maledizione che ho lanciato contro di te sta portando il tuo fragile corpo verso una morte piena di sofferenza e le forze del male che io ho evocato sono ormai all'opera e senza me a governarle presto distruggeranno tutto questo maledetto continente. La mia morte si tradurrà per voi in un risultato ben peggiore di quanto non avreste mai potuto immaginare!
Finito il suo lugubre discorso Grinord abbandonò l'ultimo residuo di energia vitale, e la sua testa si trasformò in una polvere che cadendo in terra si dispose a formare il disegno di un teschio, ultimo lugubre scherzo di un animo dannato. Quando infine la trasformazione fu completata, e l'ultimo granello della polvere che era stata la testa di Grinord scivolò lentamente sul pavimento, il silenzio cadde sulla stanza del Re. Il giovane Krom era sgomento, continuava a fissarsi con orrore le mani, incapace di credere di aver portato lui stesso quella triste notizia a palazzo. Miriel, il mago di corte, madido di sudore, cercava ancora di indietreggiare dal letto del re, pur essendo già arrivato a urtare il muro più volte. Il Re era inaspettatamente calmo o forse non aveva la forza di reagire, provato com'era dalla malattia. Il silenzio durò pochi secondi, ma ai presenti sembrarono essere passati minuti, continuavano a rivivere nella loro mente l'orrendo spettacolo del teschio parlante, l'orrenda maledizione rivelata da Grinord, e il teschio al centro della stanza li convinceva che non poteva essersi trattato di un'allucinazione. Poi il Re parlò.
La ricerca dell'Isola delle Virtù
Incaricò Miriel, il suo mago di corte, di svolgere una ricerca sulla leggendaria Isola delle Virtù, e sulla Sacra Spada che da tempo immemore, almeno secondo leggende ormai dimenticate dalla gran parte della stirpe umana, riposa sull'isola in attesa di svolgere il suo compito di salvezza. Miriel annuì, ma nei suoi occhi sia Krom che il Re notarono l'incertezza, e nelle loro menti risuonò chiaro il pensiero del mago, come se tra i presenti si fosse stabilito una sorta di contatto telepatico. Sta impazzendo, affidare la salvezza del regno ad una leggenda per fanciulli, il Re non è più in sé.
Prima che qualcuno potesse accennare una reazione, Miriel si congedò, e pur riluttante si mise all'opera per svolgere il suo compito. Per il giovane Krom il Re aveva un altro incarico. Dovrai trovare un gruppo di gente fidata, che possa condurti sino all'Isola delle Virtù. Tutti coloro in cui credevo sono stati uccisi da Grinord, ora posso contare solo su di te… poi il Re ebbe un attimo di esitazione ..e su Miriel. Trova una nave, robusta in modo che possa sopportare un lungo viaggio, ma anche agile di modo che possa compiere grandi distanze in breve tempo. E' il tempo che ci manca, Krom. E trova il miglior equipaggio che in questo momento solca i mari di Sosaria. Ora vai, ragazzo mio, lasciami riposare, oggi è stata una giornata dura e temo che in futuro ne vedremo di peggiori. E ricorda, mai come oggi le speranze di così tanta gente sono affidate nelle mani di così pochi uomini. Krom salutò il Re, e forse vide nei suoi occhi brillare una lacrima. Mai avrebbe immaginato che anche i Re potessero piangere. E probabilmente solo in quel momento fu pienamente consapevole della situazione, e del gravoso compito che gli spettava. Ma le sue umili origini in questo caso si rivelarono un vantaggio. Spesso gli era capitato di frequentare le bettole del porto, e lì aveva sentito nominare più volte il nome di Leir Spaccaonde. A voler credere a tutte le storie raccontate nelle locande, Leir sarebbe assomigliato più ad una semidivinità che ad un capitano di vascello, ma Krom aveva un altro vantaggio, perché lui conosceva il capitano Leir Spaccaonde, e sapeva (o almeno sperava dentro di sé) che era l'uomo giusto per raggiungere l'Isola delle Virtù. Non fu difficile convincere il vecchio amico, soprattutto dopo avergli confidato il vero pericolo che stava correndo Sosaria in quei giorni. Leir si incaricò di trovare l'equipaggio e di sistemare la nave in modo da essere pronti alla partenza in 3 giorni. Ora dipendeva tutto da Miriel. E dal Fato. La ricerca di Miriel fu, al contrario di quello che pensava, più lunga di quella di Krom. Ma anche meno fruttuosa. Non c'era traccia della fantomatica Isola delle Virtù in tutta la biblioteca di Britain. Rimaneva un solo posto dove cercare, e di certo non era il massimo della comodità. Miriel chiese udienza al Re, munito di antiche carte nautiche, e lo avvisò che la spedizione avrebbe dovuto necessariamente far tappa a Moonglow, sempre se a tanti anni di distanza dalla catastrofe, fosse rimasto qualcosa di quella che una volta era la più grande università di Sosaria. Tre giorni dopo, in perfetto orario, la nave al comando di Leir salpò dal porto di Britain. Una leggera brezza favoriva la navigazione del vascello.
Tutto sembrava promettere bene, Leir scherzava al timone con il suo amico Krom, l'equipaggio intonava allegre canzoni da locanda, e la navigazione procedeva senza intoppi. Solo Miriel sembrava non essersi unito al gruppo, sempre chiuso nella sua cabina a studiare le carte, o in disparte sul ponte con lo sguardo perso oltre l'orizzonte. Nessuno sembrava preoccuparsene, era pensiero comune che fosse solo una questione caratteriale, e del resto nessuno degli scaramantici marinai voleva aver niente a che fare con la magia, in nessuna delle sue forme. Dunque nessuno seppe dei sogni che infestavano le notti di Miriel, popolati da un'unica figura, sconosciuta a tutto l'equipaggio tranne che a Krom. Una figura dall'enorme potere, che sapeva padroneggiare le arti magiche come nessun altro al mondo. Miriel desiderava quel potere, con tutte le sue forze. Avrebbe cambiato il mondo, avrebbe abolito ogni forma di guerra, avrebbe salvaguardato i diritti dei poveri e dei giusti, avrebbe dissolto il male con solo un assaggio del suo potere. Continuava a sognare ogni notte, ed ogni notte il potere promessogli dalla figura oscura cresceva, e Sosaria diveniva un mondo migliore su cui vivere, tutto grazie a lui, Miriel. Ma, come solo i più saggi tra i praticanti della magia avrebbero saputo dirgli, non esiste potere che non porti con sé corruzione.
Dopo giorni interminabili di viaggio, la nave comandata dal capitano Leir giunse nella zona in cui, secondo le carte nautiche, avrebbe dovuto trovarsi l'isola. La notte scese in fretta, e gli occhi dei marinai erano tutti rivolti verso l'orizzonte, alla ricerca del loro obbiettivo. Gli animi dei membri della spedizione erano tesi, turbati dal clima di ansia e preoccupazione che si era creato durante il viaggio: erano vicini a Moonglow, l'isola che un tempo era considerata il centro culturale del continente e che adesso era evitata da tutte le navi a causa delle leggende che le avevano conferito un aspetto ancora più tetro di quanto non fosse realmente. Dopo qualche ora si iniziarono ad intravedere dei flutti e la costa di un'isola più nera della notte stessa. Sapendo di essere giunto a destinazione, Leir ordinò all'equipaggio di attraccare nei pressi di un punto che lui aveva reputato idoneo. L'equipaggio, riluttante nell'avvicinarsi a quell'isola, eseguì gli ordini del capitano. Al termine della manovra, fu calata in mare una scialuppa con Leir, Krom, Miriel e altri tre marinai, scelti tra i più coraggiosi e disposti ad abbandonare la nave per esplorare l'isola. Giunti sulla terraferma, seguirono quelli che sembravano essere i resti di una strada che conduceva ad un complesso di strutture deteriorate e in parte distrutte. Alcune ricordavano le basse case di Britain, altre le torri sparse per il mondo, altre ancora erano simili alle strutture elfiche. Superate quelle che un tempo erano le porte di una fiorente città, i sei della spedizione si trovarono in una piazza immensa con una fontana semi distrutta al centro e rimasero ammutoliti dallo splendore del luogo, nonostante fosse stato irrimediabilmente distrutto... in un misto di confusione ed euforia, il gruppo si diresse verso le rovine dell'università, l'unica struttura rimasta ancora intatta nonostante la catastrofe. Soltanto dopo aver raggiunto le grandi colonne all'ingresso della struttura si accorsero di essere rimasti in cinque. Un marinaio, Cody, era sparito nel nulla. L'euforia che aveva accompagnato il gruppo svanì immediatamente lasciando solo un senso di amarezza e rabbia. Cosa poteva essere successo? Non si erano accorti di niente, e Cody non era il tipo da fare uno scherzo di questo genere... di certo non si era allontanato dal gruppo spontaneamente e senza fornire una ragione. Erano stati distratti da ciò che li circondava e non avevano lontanamente pensato all'idea di non essere soli su quell'isola maledetta. Tornarono indietro, con la speranza di trovare Cody che, impaurito, li stesse cercando, ma non fu così. Dovettero presto abbandonare l'idea di trovarlo vivo. La sua testa, strappata violentemente al resto del corpo, giaceva a terra in una pozza di sangue, sulle bianche lastre di marmo che ricoprivano la strada. Il capitano si chinò per esaminare la testa, quasi volesse convincersi di stare sbagliando. Si alzò di scatto e indietreggiò di qualche passo, come se avesse visto qualcosa di terrificante. Pochi istanti dopo, dal buio più profondo, tutti videro un essere di dimensioni umane, senza la testa, che si avvicinava al capitano camminando. Quando il pallido chiarore della luna illuminò sufficientemente la creatura Leir ebbe la certezza di avere di fronte il suo marinaio. Confuso, rimase immobile mentre l'altro si avvicinava lentamente. Gli altri marinai tirarono fuori dal fodero i loro pugnali lunghi, mentre Krom sguainò la sua spada. Nessun altro aveva riconosciuto la creatura che si avvicinava. Miriel rimase immobile, come se aspettasse il susseguirsi degli eventi. Guardandosi intorno, Leir capì cosa vedevano gli altri... per loro era comparso un mostro, niente di più. Si girò di scatto verso i suoi compagni, e gridò il nome del marinaio. Intanto, la creatura aveva estratto il pugnale che aveva legato alla cintura e lo alzò verso il cielo, la punta rivolta verso il capitano. La reazione fu immediata. I marinai superarono il loro capitano e si gettarono violentemente sui resti del loro compagno, e lo stesso fece Krom. Miriel rimase immobile e Leir si voltò per seguire gli eventi. Il cadavere di Cody era a terra, dilaniato da innumerevoli colpi. Uno dei marinai era ferito lievemente ad un braccio, gli altri erano incolumi. A quel punto anche il capitano si rese conto dell'errore che stava per commettere, e si sentì in colpa per aver rischiato così inutilmente la propria vita. I rimanenti del gruppo sapevano di non poter dare una degna sepoltura al morto, poiché probabilmente colui che l'aveva ucciso era già al corrente della sconfitta e sarebbe presto tornato all'opera contro di loro. Entrati nell'università, Miriel condusse il gruppo verso alcune stanze dove, a parere suo, potevano trovarsi le informazioni di cui avevano bisogno. Superarono diverse stanze colme di libri di ogni genere, ma non trovarono nulla. La struttura dell'Università era immensa, e loro non avevano tempo per esplorarla completamente. Abbiamo bisogno di informazioni più precise prima di setacciare completamente questo posto. disse Leir Non ho intenzione di continuare a cercare qualcosa di cui non conosciamo praticamente nulla!. La reazione del capitano fu comprensibile per tutti, e nessuno cercò di fargli cambiare idea. Miriel era confuso, era convinto che le indicazioni che aveva trovato negli scritti conservati a Britain fossero corretti, ma aveva l'impressione di aver dimenticato qualcosa di importante... fu una voce fredda e possente nella sua mente a fargli ricordare quello che lui aveva dimenticato. Miriel era quasi convinto di stare impazzendo, fu scosso da un brivido e la voce tuonò ancora una volta nella sua mente, per conferirgli un incarico. Il mago si avvicinò al resto del gruppo e indicò loro una direzione. Gli altri, un po' meravigliati da tanta decisione, seguirono le indicazioni senza discutere. Arrivarono in una delle stanze in cui erano già passati prima, e Miriel chiese a Krom di far cadere una delle librerie. Un po' perplesso, Krom, aiutato dai marinai, fece cadere la pesante libreria a terra. La stanza si riempì di polvere, e Miriel iniziò a cercare qualcosa nella parete di pietra. Qui dovrebbe esserci una porta, disse sto cercando l'interruttore per aprirla. Krom, incredulo, diede dei piccoli pugni sulla parete e notò che in un punto questa era effettivamente cava, probabilmente era una sorta di passaggio segreto. Passarono molti minuti, ma nessuno riuscì a trovare l'interruttore. Krom, infastidito dalla situazione, diede un calcio alla parete con tutta la forza di cui disponeva, urlando a squarciagola. La parete cedette, crollò e rivelò una scala con delle torce appese alle pareti. Stupito, il guerriero rimase immobile per qualche istante, prima di posare la gamba a terra, e solo allora notò che gli altri lo stavano osservando quasi divertiti... Dopo aver acceso una torcia, il gruppo scese lentamente le scale di pietra. Arrivati in fondo, si trovarono in un corridoio, alla fine del quale c'era una porta di legno. Passata la porta, i cinque si trovarono in una stanza simile alla biblioteca da cui erano arrivati. I libri che trovarono, però, erano misteriosi. Miriel ne scelse alcuni e li infilò in una borsa vuota. Proseguendo nella ricerca, Leir trovò interessanti trattati sulle creature marine e su particolari mostri che abitano la terraferma, ma scritti in una lingua che non conosceva. Miriel prese avidamente anche quei testi e molti altri libri che fece portare agli altri. Erano pronti a tornare indietro, quando udirono dei passi... qualcuno stava scendendo le scale. Si affrettarono a spegnere la torcia e si spostarono dietro la porta, pronti a colpire chiunque stesse arrivando. Dopo qualche istante i passi si fermarono, e qualcuno, dall'altra parte, iniziò a pronunciare delle parole in una lingua sconosciuta a tutti. Aspettarono, ma non accadde nulla. Di nuovo, furono pronunciate altre parole, ma questa volta il risultato fu più immediato. Un'esplosione fece cadere tutti i membri della spedizione. Quando si rialzarono, nel buio, intravidero soltanto alcune figure che si avvicinavano a loro. Il mago pronunciò una formula e la stanza fu illuminata come se fosse diventato giorno. C'erano quattro figure scheletriche, seguite da un uomo alto, avvolto in un mantello nero, che sorrise quando gli altri lo guardarono. Complimenti, disse avete trovato ciò che io non sono riuscito a trovare in decine di anni!. L'uomo sembrava adirato e contento allo stesso tempo per la scoperta. Rise di gusto mentre tutti si alzavano e capivano cosa stesse succedendo. Quando furono tutti attenti e pronti a combattere, l'uomo continuò Questo mondo è ormai prossimo alla distruzione. Gli uomini sono corrotti, ognuno cerca il potere... ma non a tutti questo è concesso. I deboli non hanno diritto di combattere per ottenere il potere!. Alzò la mano destra verso il gruppo, e indicò i membri ad uno ad uno. Tutti voi sarete corrotti, è solo questione di tempo! In questa stanza sono conservati tutti i segreti di questo mondo, e chiunque se ne impossessi ha le potenzialità per ottenere un potere immenso! Voi... voi miseri esseri dovete consegnare a me quelle conoscenze... voi non siete in grado di capirne l'importanza... solo io posso ottenere dei vantaggi da questi manoscritti!. Il mago, intuendo a cosa si riferisse l'uomo, cercò di nascondere i propri intenti. Sei solo un folle, disse come pensi che potremmo fornirti i segreti di cui abbiamo bisogno per portare in salvo la nostra civiltà? Noi non cederemmo mai dei segreti, per quanto grandi possano essere, ad un essere ignobile come te!.
Sei tu che hai ucciso Cody! aggiunse Leir.
Rivolto al mago, l'uomo disse: Sapevo che avresti risposto così... tu tra tutti sei quello più vicino alla corruzione.... L'uomo si trovò costretto ad interrompere il discorso, dal momento che Miriel aveva iniziato a formulare un incantesimo. Preoccupato per la propria vita, ordinò ai propri servi di difenderlo, e quelli si gettarono sui loro nemici senza batter ciglio. Lo scontro durò per molto tempo. L'uomo evocò dalle viscere dell'inferno molte altre creature, e lasciò che queste combattessero al suo posto mentre lui cercava di fuggire. Krom, Leir e gli altri due marinai combatterono contro le creature finchè non le distrussero completamente.
Dentro di sé, Miriel sapeva di non poter lasciare in vita quell'uomo che aveva capito così facilmente i suoi pensieri. Usciti dall'Università, i cinque si diressero in fretta verso la nave, cercando di fare attenzione ad un possibile attacco nemico. Le loro aspettative si rivelarono esatte. Rimasero sbigottiti quando arrivarono nuovamente alla piazza che avevano superato poco tempo prima... vi erano esseri deformi ovunque, tutti con lo sguardo rivolto verso di loro, e al centro della piazza, seduto sui resti della fontana, c'era l'uomo che li osservava divertito. Questa è l'ultima occasione che vi fornisco. Consegnatemi quelle conoscenze, e forse riuscirete a lasciare questo posto vivi. Miriel, preso da un senso di ira, pronunciò le parole di un incantesimo, e dalle sue mani partirono delle fiamme che avvolsero i nemici più vicini fino a consumarli completamente. Gli altri, confusi per la rapidità dell'azione, si gettarono nella mischia con l'intento di porre fine a tutto, senza riflettere sul motivo per cui lo facevano. Un altro marinaio morì nello scontro, sopraffatto dal numero eccessivo di nemici. L'ultimo rimasto fu ferito più volte e perse un occhio durante la lotta. Leir era coperto di ferite e svenne quando lo scontro finì. Krom era esausto e Miriel sentiva mancargli le forze. L'uomo, ugualmente privo di forze, si avvicinò lentamente al mago.
Sfilò un pugnale dalla sua cinta e si chinò su Miriel. Sussurrò delle parole e fece per colpire il mago sul petto. Non fu chiaro cosa accadde nell'istante successivo, ma l'uomo cadde a terra, privo di vita. Miriel si alzò lentamente e raccolse i libri conservati nella sacca che aveva dato al marinaio morto. Con l'aiuto di Krom, portarono sulla scialuppa Leir e l'altro marinaio. Leir si riprese durante il viaggio e tornò alla guida della nave mostrando ancora una volta al suo equipaggio la propria forza d'animo. Quando furono abbastanza lontani dall'isola, tutti si concedettero un attimo di riposo e di sollievo, bevendo e ascoltando quello che era successo sull'isola raccontato da Leir e Krom. Soltanto Miriel, lontano dal gruppo come suo solito, guardava l'orizzonte con un sorriso. "Ho fatto come mi avevate chiesto" pensò. Osservò il sole innalzarsi in cielo e, soddisfatto, si voltò e andò nel suo alloggio. Krom ripensò più volte a quanto accaduto sull'isola, e intuì che c'era qualcosa che non era andata bene, ma non riuscì a inquadrare bene il problema. Preoccupato ma sfinito per la stanchezza, concluse che sarebbe stato meglio riposare e recuperare le forze. Non pensò più all'accaduto da quel momento. L'intero equipaggio si prese un giorno di riposo in cui vennero celebrati i funerali dei marinai morti sull'isola di Moonglow, poi, grazie ad alcuni documenti rinvenuti nella stanza sotterranea dell'Università, Leir e Miriel riuscirono a tracciare una rotta che, in base a quanto avevano capito, li avrebbe condotti all'isola delle Virtù. Cambiarono immediatamente rotta e si trovarono a dover affrontare una navigazione resa estremamente difficile dalla furia degli elementi. Ormai la luce aveva abbandonato il cielo ed era diventato impossibile distinguere il giorno dalla notte mentre il vento e le ondate rendevano la navigazione sempre più difficile e pericolosa. Un'ondata estremamente violenta scaraventò lateralmente tutti i membri dell'equipaggio e Krom rischiò di finire fuoribordo, a quel punto Leir ordinò a tutti di legarsi come lui aveva già fatto in modo da non essere sbalzati via. L'infuriare della tempesta cresceva di giorno in giorno e ormai le speranze erano tutte riposte sulla grande esperienza di Leir, gli altri potevano solo assistere impotenti alla furia degli elementi che si abbatteva con inaudita violenza sulla nave. Quando ormai la disperazione stava prendendo il sopravvento, ecco la calma giungere inattesa e fulminea. Eccola! Eccola! gridò Miriel. L'isola di fronte a loro sembrava non aver risentito per nulla degli eventi devastanti che stavano sconvolgendo il mondo, intorno ad essa c'era una totale calma e perfino le nubi innaturali che ricoprivano l'intero globo non riuscivano a metterla in ombra. Approdarono e nonostante la stanchezza fosse estrema, si lanciarono quasi in corsa sull'isola, tanto era l'entusiasmo provocato da quell'oasi di purezza in mezzo alla più totale corruzione. L'isola era molto piccola e il gruppo di avventurieri si trovò in pochi minuti di fronte ad un piccolo tempio di forma circolare, molto semplice, privo di affreschi o abbellimenti di alcun genere, al centro del quale si trovava una spada sospesa a circa mezzo metro da terra, che fluttuava. Proprio in quel punto un fascio di candida luce innondava il tempio. Krom ebbe un attimo di esitazione, ma l'incalzare degli eventi non gli permise di perdere alcun istante e quindi si decidse ad impugnare la spada. Appena prese in mano la spada, ornata di perle e diamanti, sentì che emanava una forma di energia che non riusciva a capire o a governare, ma che tuttavia percepiva chiaramente. I nostri eroi permisero solo qualche ora di riposo, il minimo indispensabile per affrontare le fatiche del viaggio di ritorno e poi appena ripresero un po' di energie ripartono alla volta di Britain. Krom teneva la spada alzata verso il cielo e le nubi si aprivano di fronte alla nave e cosi' viaggiarono fino al giungere della notte, quando forse per la lontananza dall'isola, forse per altri motivi a loro ignoti, le nubi sembrarono non risentire piu' dell'influenza della spada e la nave si trovò nuovamente coinvolta in una violenta tempesta. Improvvisamente un colpo di vento strappò la spada dalle mani di Krom e la fece cadere vicino al centro della nave. Immediatamente Mirial si gettò verso la spada cercando di prenderla, ma la spada si animò come mossa da un guerriero fantasma e attaccò Mirial senza preavviso, il mago fece appena in tempo a scansarsi, rimediando solo un taglio sotto il mento.
Nello sgomento generale Mirial urlò con una voce di inumana potenza: Grinord! Prendi il mio corpo e fai di me il mago più potente che sia mai esistito!.
Per un istante sembrò che tutte le oscuri nube nel cielo si scatenassero passando vorticosamente attraverso Mirial, un attimo dopo Mirial era solo un ricordo, al suo posto c'era di nuovo Grinord.
Al Palazzo di Lowbridge c'era grande fermento: il Re, in piena notte, si era alzato in piedi sul letto e si muoveva come se stesse duellando, i suoi occhi erano chiusi e i cortigiani erano terrorizzati e non sapevano se dovessero intervenire e svegliare il loro signore o se ciò fosse stato deleterio, risero quindi a guardare il Re che duellava nel vuoto. Grinord materializzò nelle sue mani una lancia forgiata con l'oscura energia delle nubi ed iniziò a duellare contro la Spada della Virtu'. Grinord combatteva con grande agilità e perizia e gli altri gli sentirono dire Vecchio pazzo! Sei troppo debole per competere con me! Il combattimento duro' pochi istanti, poi la spada cadde a terra immobile. I cortigiani sentirono Lowbridge dire Che tu sia maledetto Grinord, anche se mi abbatterai continuerò a contrastarti dall'aldilà. Dopo pochi istanti il corpo di Lowbridge ricadde sul letto, ormai senza più vita ad animarlo. Krom sentì una voce nella sua testa "Forza giovane guerriero! Sbrigati a prendere quella spada ed abbatti il tuo nemico. Sbrigati prima che sia troppo tardi!".
Con un gesto repentino si scagliò sulla spada e immediatamente attaccò Grinord che stava ancora esultando per aver sconfitto Lowbridge, ferendolo molto seriamente ad un braccio. Continuo' ad attaccarlo e Grinord gli offrì una resistenza praticamente nulla, i suoi movimenti gli parevano incredibilmente lenti, ma Krom non aveva tempo per pensarci in quel momento, si preoccupò solo di colpire continuamente il proprio avversario fino a quando non riuscì ad abbatterlo del tutto. Sentiva che c'era un'altra forza che ora ravvivava il suo cuore, un altro animo nobile e potente lo stava aiutando. Quando ancora non si erano ripresi dall'assurdo svolgersi degli ultimi eventi sulla nave comparve Abraxas, un potentissimo negromante che si era già in passato alleato temporaneamente con Lowbridge e scontrato contro Aruman per impedire che il mondo venisse distrutto. Sono Abraxas, sono certo che avrete sentito parlare di me… disse con la sua solita voce calma e possente. Brandendo la sua spada di fronte al negromante, Krom disse Non mi fido di te! Stai lontano da noi! Anche tu sei un servo del male!. Non voglio la tua fiducia guerriero. Voglio che mi ascolti molto attentamente. Cosa credi? Pensi di aver abbattuto Grinord cosi' facilmente perché sei molto abile e potente? O forse qualcosa dentro di te ti fa intuire che sei stato aiutato? Cosa vuoi da noi? chiese Leir. Voglio dare a tutti noi un'altra possibilità. Io non agisco per il bene comune, solo per il mio, questo non l'ho mai nascosto, ma saprete che anche Lowbridge un tempo si alleò con me, per salvare il mondo, purtroppo stavolta è troppo tardi. Il modo ormai è condannato, tra pochi giorni le oscure energie scatenate da quel mago folle avranno preso il sopravvento su tutto e non ci sarà più vita nell'intero pianeta. Ora ci rimane una sola possibilità di salvarci: dovete andare al castello di Lowbridge, lui ha la sfera della Virtù, se la sfera e la spada della virtù vengono a contatto aprono un passaggio dimensionale verso un altro mondo, questo passaggio resterà aperto per poche ore dopodiché chi sarà ancora su questo pianeta non potrà fare altro che attendere la morte. E perché non lo fai tu stregone? ribattè Leir. Forse non te ne sei ancora accorto, ma la spada della virtù non si lascia impugnare da chi ha un animo corrotto e come potrai immaginare io non ho nessuna possibilità di toccare quella spada fu pronto a rispondere il negromante. E quindi vuoi che noi apriamo il portale per salvare la tua miserabile vita? Non farlo condannerà a morte tutti, mi pare che la mia proposta offra un vantaggio ben superiore rispetto al costo. Ora sbrigatevi a raggiungere Britain, non credo che il mondo abbia ancora molto tempo prima di vedere lo sterminio totale di ogni forma di vita. Detto questo il negromante sparì senza aspettare risposta. Krom era disgustato all'idea di dover agire in modo da assecondare i desideri di un individuo così malvagio, ma sapeva bene che non esisteva una sola possibilità di agire diversamente. Durante il viaggio di ritorno non incontrarono alcun tipo di difficoltà e questo faceva sentire Krom molto onorato perché sapeva bene che il motivo era la presenza invisibile dell'animo nobile che seguiva i loro movimenti. Giunti a Britain vennero a sapere della morte di Lowbridge e questo gettò Krom in uno stato di profonda angoscia, lui infatti contava di chiedere consiglio al re prima di assecondare il negromante, ormai si sentiva come un burattino nelle mani di un essere superiore a cui non aveva i mezzi per opporsi. Tuttavia apprese quale fosse quell'animo che lo aveva protetto e guidato nel brandire la spada contro il malvagio mago e nella via del ritorno, e di ciò si sentì onorato. Quasi senza rendersene conto era arrivato al castello, le guardie lo salutarono e vedendo che era riuscito a prendere la Spada della Virtù ebbero, per la prima volta da molto tempo, una speranza di veder le cose migliorare. Krom si recò da Moalis, il saggio chierico di cui Lowbridge aveva sempre dimostrato fiducia, nonché il custode della Sfera della Virtù, e gli fece un resoconto dettagliato degli ultimi avvenimenti. Caro ragazzo disse Moalis il tuo cuore ti guida verso una strada di purezza, ma devi capire che nel mondo non esiste il bene assoluto, così come non esiste il male assoluto, in ogni individuo è presente sia il bene che il male e per quanto una delle due parti possa prendere il sopravvento sull'altra, non la potrà mai cancellare. Abraxas è un individuo malvagio, ma in questo momento per tutti noi è stato la fonte di salvezza, vi ha aiutati ad arrivare qui con la Spada delle Virtù e ha dato a tutto il genere umano la possibilità di non estinguersi. In cambio di questo il prezzo che dovremo pagare sarà la salvezza di un essere malvagio, ma che senso avrebbe togliere la vita a migliaia di anime buone, per non salvarne una di malvagia?.
Krom ritenne che il vecchio chierico avesse ragione, e si trovò ora rassicurato dalle sue parole. Il chierico gli spiegò inoltre che l'apertura del passaggio sarebbe durata solo poche ore pertanto vennero mandati messaggeri in giro per il continente per avvisare che il passaggio sarebbe stato aperto la Domenica successiva a mezzogiorno, a nessuno sarebbe stato impedito di passare la soglia dimensionale, anche le prigioni sarebbero state aperte, in una situazione del genere ogni superstite in più significava una possibilità maggiore di sopravvivenza del genere umano.
Il grande giorno era arrivato nella grande piazza del castello c'era una folla incredibile, in tutta Britain c'era una massa di gente che premeva per arrivare, temendo di non fare in tempo a passare. Le nubi sempre più cupe che annerivano il cielo, la fetida pioggia che ormai da più di un giorno cadeva incessante sommate al sempre più frequente risvegliarsi di zombi, ghouls, scheletri ed altri esseri immondi, avevano terrorizzato l'intera popolazione, perfino i negromanti che avevano fino a poco prima trovato la cosa positiva si erano resi conto di non essere in grado di controllare gli avvenimenti, ormai non c'era nessuno che non fosse terrorizzato. Moalis e Krom si presentarono nella zona della piazza che era stata scelta per aprire il portale, una fitta schiera di guardie stava faticando non poco per non essere travolta dalla folla. Moalis urlò alla gente: Ci sarà tempo per passare tutti, non c'è bisogno che vi ammazziate tra voi per cercare di passare prima! ma si rese conto che le sue parole andavano disperse al vento totalmente inascoltate. Krom sbrighiamoci, ormai la gente ha perso il controllo, appena si apre il portale passate tu e Leir per primi. Questo onore lo meritate. I due artefatti vennero messi a contatto e subito sprigionarono una potente ondata di luce che squarciò per qualche istante le nere nubi del cielo, tutti si ammutolirono. Il momento era finalmente giunto davvero. Quando la luce diminuì di intensità si poteva vedere un cerchio perfetto, lago circa due metri sospeso a pochi centimetri da terra, attraverso il cerchio si vedeva uno squarcio del nuovo mondo, un posto con prati e alberi, con uno splendido cielo azzurro e un bellissimo mare. Come gli era stato chiesto Krom e Leir passarono per primi dopodiché fu un fiume di gente che correva impazzita verso la porta della salvezza, chi cadeva veniva schiacciato dalla massa e Moalis non poté fare a meno di pensare che il male è così radicato negli uomini che forse sarebbe stato meglio non aprirlo quel portale. Passarono le ore e ormai non sembrava dover passare più nessuno, il portale era ancora aperto, stava durando più di quanto Moalis avesse previsto, ma doveva aspettare. Finalmente giunse Abraxas. Salve prete, non ti spiace se passo anche io vero?. Ti sei meritato il diritto di salvarti Abraxas, senza di te non sarebbe sopravvissuto nessuno rispose il chierico con voce pacata e calma. Il tuo codice d'onore è la tua debolezza. Sai bene che in situazioni inverse non ti mostrerei alcuna riconoscenza disse ridacchiando il negromante. Ognuno vive come ritiene giusto e io sono coerente con me stesso, lo sono sempre stato e lo rimarrò fino alla fine. Ora vai, salva la tua misera vita e non perdere tempo a parlare con questo vecchio pazzo.
Mentre Abraxas passava la soglia, d'improvviso, con un gesto fulmineo Moalis scagliò addosso al negromante un'altra sfera: Dolore. La porta dimensionale sussultò e si richiuse improvvisamente. L'urlo di Abraxas echeggiò a lungo nelle orecchie di Moalis. Ti ho detto che ti potevi salvare, non che ti avrei permesso di andare nello stesso mondo dove sono andati tutti gli altri… disse il chierico.
Soddisfatto per aver compiuto con estrema perizia ciò che si era prefissato di fare, si mise a pregare il suo dio aspettando sereno l'arrivo della ormai imminente fine.
