Soghor
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Città/Gilda e RuoloSovrano di Sitrir, la Splendente |
AspettoUomo possente nonostante l'età avanzata,altruista ed autoritario amministra il suo popolo con grande dedizione ed impegno fino al punto di identificarsi col destino della Splendente. S'intravedono ciocche di capelli canuti ed un pizzetto corvino spuntare dall'elmo regale. Un'antica ferita ne compromette sempre più la già difficile deambulazione. |
Prefazione
...Il compito di storico mi ha sempre portato a vagare di citta' in citta' e da una taverna all'altra alla ricerca di notizie attendibili o di misteriose leggende da raccogliere in grossi volumi accatastati nelle bibblioteche dei piu' rinomati borghi,in modo da preservarle dall'eterno oblio.Per ritrovare qualcuno che mi narrasse nuovamente della leggendaria fine di Sosaria dovettero passare decenni ed innumerevoli spedizioni alla ricerca di quel fantomatico tomo.Finalmente un giorno,scartabellando nella libreria di Sitrir,trovai il racconto di un giovane che attiro'la mia attenzione.Pare che fosse un ragazzo perspicace e molto dotato in confronto agli altri,ma quello che mi fece sobbalzare fu che venuto in possesso di un misterioso testo cadde in un sonno profondo per molti giorni raccontando timidamente,al risveglio,di imprese lontane.Lo rintracciai presto ma non fu di certo facile convincerlo a rivelare quei sogni;credo che solo la mia cocciutaggine e la dimostrazione della mia buona fede lo portarono a narrarmi cio' che aveva vissuto ad occhi chiusi. "Quando tutto comincio'mi trovavo in una grande stanza di un castello,di fronte ad un vecchio uomo di cui io conoscevo tutto e che potevo spiare in ogni sua mossa senza che lui potesse notarmi.Ad un tratto una forte esplosione fece tremare le pareti che cominciarono rapidamente a sgretolarsi sprigionando una densa coltre di fumo acre.Preso dal panico Tancredi,questo era il suo nome,mise sotto braccio il tomo di Efesto,prese un lungo bastone e zoppicando raggiunse un passaggio nella cripta del palazzo.Pareva spossato,nervoso e disperato.A mano a mano che si addentrava in quello stretto cunicolo,illuminato da qualche torcia,il suo stato d'animo sembrava migliorare e lo spirito rinfrancarsi fino a che giunse a quella che io sapevo fosse l'uscita.Giunto all'aria aperta si blocco'quasi paralizzato.Ci trovavamo di fronte alla Fortezza del Serpente,situata sul mare,dove i piu' grandi paladini di Sosaria andavano ad allenarsi e dove l'antico Imperatore Lord British manteneva le fonti della conoscenza del regno.Oltre ad avere funzione addestrativa,la Fortezza aveva anche quella di preservare il sapere dei secoli;a protezione di questo,lo stesso Lord British aveva dato vita al Sacro Ordine del Martello.Presto fummo davanti al palazzo e,con grande stupore,un cavallo proprio d'innanzi a noi sembrava aspettarci;era Thor,il destriero di Tancredi.Un accecante bagliore rivelo'la vera essenza che avevamo di fronte.Un personaggio che mai nessuno aveva avuto modo di incontrare,i lunghi capelli canuti si adagiavano su di una scintillante corazza dorata,il volto radioso e rassicurante faceva da piedistallo ad una sacra corona ed in mano brandiva il martello che lo consacrava Fabbro degli Dei.Si trattava di Efesto in persona.Tancredi si inginocchio'a terra in segno di riverenza e chino'il capo perche'la grande costernazione che provava non gli avrebbe mai permesso di incrociare lo sguardo con il suo Dio. Non so come ma...lui sapeva che ero li,lui riusciva a vedermi. Ad un suo gesto le porte si aprirono e comincio' a guidarci attraverso le maestose sale fino ad arrivare all'ala riservata all'Ordine del Martello. Le emozioni che provavo in quel momento erano molto forti anche se l'istinto mi faceva capire di aver gia'calcato quel sacro suolo. Ben presto giungemmo in una stanza che io battezzai la"sala dei cimeli".Tancredi procedeva lentamente,quasi intimidito di fronte a quello scenario,ma il suo sguardo rivelava tutta la sua emozione ed eccitazione quasi fosse un ragazzino al primo amore.La ferita alla gamba pareva fosse un ricordo lontano tanto era rapito dai quadri e dalle rarita' degli oggetti esposti in quel luogo.Esamino'attentamente tutto quello che ci circondava ma ad un certo punto ebbe un sussulto,il bastone gli cadde di mano e fu costretto ad inginocchiarsi sulla gamba dolente.I suoi occhi lucidi brillavano di una strana luce,un timido sorriso gli si stampo'in volto,con la mano tremolante tiro'a se il bastone e si fermo'a lungo in contemplazione.I dipinti che scrutava estasiato rappresentavano gli avvenimenti principali che il Sacro Ordine aveva vissuto nella sua ultima epoca;ad uno ad uno i volti dei suoi fratelli impegnati in gesta eroiche o semplicemente in faccende quotidiane.Nulla di tutto cio'lo stupiva ma la sua devozione e gratitudine erano palpabili.Al doppio suono di un gong si alzo' in piedi e lentamente si diresse verso l'altare su cui erano posizionate tre sfere magiche.Le Sfere del Destino,cosi' come le chiamo'Tancredi osservandole da piu'vicino.Per l'ultima volta il suo Dio gli aveva concesso la possibilita' di decidere del suo futuro.Nella prima si poteva scorgere nitidamente il piccolo paese di Mortis Ara dove era nato e vissuto in giovinezza ma che col passare degli anni era visibilmente cambiato sia nelle case che nei volti e che ormai aveva dimenticato quel aitante cavaliere che era partito pieno di buoni propositi molto tempo prima.La seconda mostrava una fiorente radura dalla consistenza eterea in cui poteva riconoscere tutti i suoi amati fratelli assiepati d'innanzi ad un imponente trono.Capii subito che si trattava della Sacra Cerchia degli Eroi del Martello che vantava gli animi piu' nobili e virtuosi che avevano consacrato la loro esistenza ad Efesto.Nell'ultima sfera si distingueva abbastanza nitidamente uno scorcio della piazza principale di Britannia in cui una grande folla si stava ammassando attorno al magico portale che avrebbe condotto al nuovo mondo.Tancredi temporeggio'qualche istante dopo di che,voltandosi verso il suo Signore,saluto'con un inchino e se ne ando'.Dietro di lui le porte del palazzo si chiusero per sempre,monto'in groppa al suo fedele destriero e spari'nella densa foschia che era scesa sull'isola.Si spari'...perche' al diradarsi della nebbia il suo cavallo galoppava privo del vecchio cavaliere finito chissa'dove,nello stesso modo in cui spari'la Fortezza del Serpente che lascio'in eterno il dubbio se effettivamente fosse mai esistita o se fosse stata materializzata dall'indispensabile bisogno umano di credere in qualcosa di superiore...
Background
...Trascorsi due giorni, molta gente aveva oramai raggiunto le nuove lande e gli ultimi si affrettavano a farlo.
La grande piazza di Britannia conteneva non più di un centinaio di emigranti quando all'orizzonte apparve un cavallo che si avvicinava di gran carriera.
Il sommo Sacerdote fu il primo a corrergli incontro avendo riconosciuto l'inconfondibile nitrito dell'animale.
Ma la gioia di avere finalmente ritrovato un amico lasciò spazio alla disperazione quando la sagoma si fece più nitida e tutti notarono che il cavallo era privo di cavalcatura.
Piano piano tutti accorsero riconoscendo le effigi con cui era bardato ed il mantello azzurro che gli copriva la groppa.
In quel periodo di morte e di macabre scoperte non fu difficile immaginare un destino migliore per l'ultimo Lord del Martello.
L'animale era esausto ed il suo corpo tempestato di profonde ferite, ciò faceva dedurre che se aveva sfidato tutte quelle insidie un'importante motivazione doveva pur esistere.
S'inginocchiò a terra stremato ed in quell'istante, da sotto il mantello, un acuto vagito lasciò presagire un'incredibile scoperta.
Una piccola cesta di vimini conteneva, chissà come, un neonato.
Appena il piccolo fu fra le braccia del Sacerdote il cavallo si accasciò al suolo e cessò la sua gloriosa esistenza.
Una donna si fece largo fra la folla, era una delle arciere più famose del tempo, e si offrì di accudire quella piccola creatura dato che lei e suo marito Eridan non avevano voluto più figli da quando il primogenito era morto in tenera eta'.
Eowyn, così si chiamava la donna, portò con se il bimbo che avvolse nel mantello di ... e, solo dopo aver attraversato il portale avendo così raggiunto il nuovo mondo, si accorse che nella cesta vi era anche un vecchio manoscritto col sigillo del Sacro Ordine del Martello ed un ciondolo con inscritte tre iniziali S O M; i due coniugi custodirono il tutto gelosamente e decisero di chiamare quel neonato con lo stesso nome del loro figlio naturale tragicamente scomparso: Soghor.
Un giovane falegname sbucò terrorizzato dal portale che si chiuse dietro di lui.
Raccontò in seguito di aver assistito ad un nobile gesto che mai sarebbe riuscito a dimenticare.
Erano rimasti solo lui ed il sommo Sacerdote quando, nella piazza di Britannia, si materializzò dal nulla un oscuro necromante.
Pare fosse colui che aveva permesso alla spada della virtù di giungere sana e salva nella capitale in cambio della possibilità di raggiungere le nuove terre.
Capì subito che il grande chierico non glielo avrebbe mai consentito.
Il giovane disse di aver visto il Sacerdote tenere fra le mani l'infausta sfera del dolore, lo vide sorridere e lanciare la sfera verso il portale e poi più nulla.
Il suo nobile sacrificio preservò gli emigranti dalla terribile convivenza con il potente Abraxas.
Raggiunto il nuovo mondo, che fu chiamato Virtude in onore della spada e della sfera che avevano salvato la popolazione da una fine sicura, i superstiti si divisero poi in tre gruppi che intrapresero altrettante vie diverse.
I druidi raggiunsero le agognate foreste, i Necromanti svanirono nell'ombra ed i restanti fondarono la citta'di Riviel, in una zona molto rigogliosa.
Qui vissero Soghor ed i suoi genitori fino a quando la pace e la tranquillità non furono turbate dal ritorno dei Necromanti decisi a concludere il progetto dei loro vecchi padri.
La famiglia si divise.
Eridan rimase in paese con altri miliziani per cercare di combattere l'avanzata di quei loschi figuri mentre Eowyn ed il neonato decisero di seguire Krom e gli altri guidati verso est da un manipolo di Druidi.
Purtroppo Riviel venne ben presto distrutta ed il suo esercito sopraffatto.
Soghor da quel giorno non ebbe più la fortuna di avere un padre al suo fianco che lo aiutasse a far fronte alle avversità della vita.
La terra che i Druidi consegnarono nelle mani di Krom e della sua gente era dislocata attorno ad una grande isola, vicina a miniere ricche di minerali ed immersa in una fitta foresta.
Luogo ideale per fondare una città rigogliosa e difficilmente attaccabile dall'esterno.
E così fecero.
Nacque in quei giorni Sitrir, la Splendente, così chiamata per la pietra chiara e luccicante con cui erano stati costruiti la possente cinta muraria e gli edifici al suo interno.
Fin dai primi giorni la gente si organizzò per cercare di dar vita a quel utopico progetto che ognuno di noi cova nel proprio inconscio, il sogno di una città perfetta.
Ben presto ad ognuno venne assegnato il proprio compito e non ci vollero più di sei mesi per gettare le basi del luminoso regno di Sitrir.
Il commercio e l'artigianato furono molto importanti sopratutto perchè servirono a rinsaldare i legami con l'altra importante città di Virtude.
Wreyon fu fondata da Leir e da coloro che riuscirono a scampare alla disfatta di Riviel a bordo di un vascello.
Anche Eowyn dunque dovette abbandonare la milizia per avviare un laboratorio dove costruiva con passione archi e balestre e poteva seguire da vicino il piccolo Soghor che fortunatamente non soffrì mai di solitudine dato che in quel periodo nacquero molti bambini dando conforto ad una società per troppo tempo perseguitata.
Da sempre Soghor aveva dato prova della sua intelligenza e perspicacia ed in qualsiasi cosa facesse dimostrava un impegno ed un'abnegazione fuori dal comune.
Il legame con la madre fu sempre molto forte come con tutta la popolazione che aveva lavorato spesso gomito a gomito pur di vedere realizzati i propri intenti gloriosi.
Ebbe fin da ragazzino la passione per le armi e per il combattimento puro e grazie agli insegnamenti di alcuni abili maestri d'arme, fra cui Re Krom in persona, acquisì facilmente una buona tecnica ed una singolare destrezza; tanto che all'età di soli sedici anni, in occasione della festa del Giglio che ricorre in primavera e ricorda i campi in fiore che videro i primi coloni, vinse un prestigioso torneo di lancio di coltelli battendo i più abili tiratori del regno.
Fu proprio in quell'occasione che cominciò a guadagnarsi la stima della cittadinanza e l'immancabile soprannome di "Il Maliardo"da tanto scalpore aveva fatto l'impresa di quel giovane.
Effettivamente un soprannome a quei tempi non era di certo una cosa rara, in città tutti ne avevano uno, dal Re al più feroce criminale, ed era un particolare a cui si era molto legati in quanto racchiudeva in una sola parola le particolarità del suo possessore; molto confidenziale, era frutto di una comunità improntata su forti legami ed assumeva una grande importanza fino a far perdere di valore persino i titoli nobiliari.
Col tempo Soghor diventò un buon soldato ed imparò a lavorare il legno in maniera esemplare ma...
il ciclo della vita aveva già bussato alla porta oscurando la sua esistenza fino ad allora felice e spensierata.
L'anziana madre si era gravemente ammalata ed aveva dovuto lasciare l'attività nelle mani del figlio che rincasando in una sera piovosa la trovò agonizzante.
Eowyn raccolse le forze e chiamò il figlio al capezzale rivelandogli il segreto riguardante le sue origini, gli mostrò uno scrigno accuratamente sigillato in cui Soghor avrebbe potuto trovare ciò che era la sua unica dote, morendo poi stretta fra le braccia del figlio.
Un dolore profondo ed una disperazione indescrivibile lo avvolsero immediatamente.
Sapeva che col tempo avrebbe sicuramente perdonato i suoi genitori che con tanto amore lo avevano accudito e che così calorosamente lo avevano accolto nella loro vita senza mai avergli fatto mancare nulla.
Aprì lo scrigno e vi trovò un mantello azzurro che avvolgeva un mistico tomo, lo indossò e fece la stessa cosa con il medaglione che vi era accanto, mise il manoscritto sotto braccio e, galoppando sotto la pioggia battente, si rifugiò in una grotta fuori città dove spesso si recava da ragazzo, fece saltare il sigillo e s'immerse nella lettura...
"Ragazzo, un gran bel sogno!"gli dissi, e lui di contro, prima che io riuscissi a ringraziarlo e raggiungere il mio studio: "Vecchio! tu mi vedi con le lacrime agli occhi, tu senti la mia voce tremolante e non te ne curi affatto? o sei stolto oppure hai capito che il mio nome e' Soghor! che di mio padre conservo uno splendido elmo azzurro, di mia madre un arco finemente decorato e di ... la vita!"Annuiì, lo salutai con un inchino e me ne andai per sempre.
Sir Ihsluth
Bibbliotecario Imperiale

