<== Friday 30 July 2010 = www.mediterraneo.cc/ = v0.1 ==
+La fine di Sosaria
Le stelle brillavano sul cielo di Britain, era un inverno freddo.
Più freddo del solito. La Luna e gli altri astri apparivano da
qualche mese più pallidi. La volta celeste era ora oscurata,
come se tra il blu del cielo e gli occhi degli uomini di Britain si
stendesse un nero velo che di giorno in giorno si infittiva, acquistava
concretezza, nascondeva le stelle e rendeva triste in cuore la
popolazione. <<Sire! Oh Sire! Fate presto!>>.
Così gridava nei corridoi del castello una fidata guardia reale.
<<Il Grande Mago vi prega di raggiungerlo, è
urgente!>>. La guardia saliva di corsa le scale, dal suo
comportamento insolito e dall'espressione del suo viso trapelava la
visione di una tragedia, una catastrofe. I suoi occhi erano spalancati,
sbarrati. Parevano incastonati come una nerissima pietra in un gioiello
antico ch'era ora il suo volto. Da tempo a corte non v'era stato
sentore di tristi notizie. Il Re sedeva nel suo studio, leggeva un
grosso libro polveroso che a fatica aveva portato da uno degli scaffali
della biblioteca reale fin sul leggio. <<I miei presagi dunque
non erano errati, ci aspetta qualcosa di terribile>>.
Così dicendo il Re chiuse il libro e si avviò verso le
scale. Attraversò il corridoio e sulle sue pareti, nei bassi
rilievi, vide narrata la storia gloriosa dei suoi avi, morti in
battaglia ma ancor vivi nell'onore altissimo che le loro gesta
preservavano al tempo.
Da qualche settimana il Re era stanco, era invecchiato di anni in pochi
giorni, la sua schiena s'era inarcata e solo bastone, che decenni prima
era stato del padre, gli consentiva oramai di camminare. Scese le
scale, attraversò il salone e salì come meglio
potè la lunga e ripida scala a chiocciola che conduceva alla
stanza più alta della torre dove il Grande Mago era solito
passare tutte le sue giornate. Lo trovò chinato a guardare in
una sfera che controllava con le mani. La sfera era formata d'acqua,
terra, aria e fuoco che continuamente si mischiavano e fluttuavano
vorticosamente controllati dalle mani vecchie e magre del mago. Gli
elementi da prima sembravano combattersi, in un rimasuglio di
esplosioni, vapori e vortici di lava ma ad un certo punto si fusero gli
uni con gli altri e la sfera divenne quasi solida, di un colore
violaceo. Il Grande Mago non disse nulla al Re, ma egli capì da
solo che c'era qualche cosa da vedere. Si avvicinò e
fissò per lunghi minuti nella sfera. Era difficile vedere
attraverso quella sfera, non era solo la vista a permettere di vedere,
del resto il Grande Mago, che era assai più vecchio del Re
sembrava vederci perfettamente. Il Re si sforzò, si
concentrò. La sfera non avrebbe mai fatto vedere nulla di
propria volontà, doveva essere chi la osservava a comunicare
ciò che intendeva vedere. A tratti gli sembrò di vedere
le elfiche navi solcare a vele spiegate mari sconosciuti, terribili
creature sollevarsi dalla profondità della terra ed in fine una
figura umana in una torre; un vecchio. Dalle sue gesta traboccava
pazzia, il suo solo volto incarnava l'espressione più malvagia
della malvagità stessa.
A questo punto il Grande Mago parlò; <<Egli è
Grinord>> disse con voce pacata e profonda, <<sta tramando
nella sua torre qualche cosa di tremendo, sta controllando e studiando
le forze del male, le sta condensando su di se, è un folle. Ci
rimane poco tempo per agire >>. Il Re radunò le sue
guardie ed i suoi più fidati ministri. Britain, un tempo
capitale di un impero, s'apprestava a muovere guerra.
Poco più tardi, mentre Griswud dormiva e russava nel suo letto
una guardia bussò alla sua porta. Il fabbro si alzò
scocciato, accese una candela e impugnò un'arma. Guardò
prima dalla finestra al piano di sopra giù nella strada, poi
scese ad aprire solo quando fu certo che non si trattava di un
impostore. Spalancò la porta e con aria scocciata sbuffò
ed imprecò. Ma la guardia, tutta bardata pareva avere più
fretta di lui ed aveva una serietà in volto che non faceva
presagire nulla di buono. Il fabbro si infilò le scarpe (non
ebbe necessità di cambiarsi poiché dormiva con gli stessi
abiti che era solito usare durante il giorno) e si lasciò casa e
negozio alle spalle. Fu condotto e fatto entrare nella fucina reale,
dove già gli altri fabbri della città lo stavano
attendendo discutendo animatamente fra di loro. Il fabbro del Re gli
venne incontro: <<Sua Maestà ci fornirà tutto il
materiale necessario, pagherà il doppio del valore ordinario
chiunque riuscirà a consegnarci dei materiali pregiati al
più presto, pertanto temo che non lavoreremo metalli semplici,
ci sarà da sudare>>. In un angolo della stanza alcuni
mercanti stavano prendendo accordi con le guardie per essere scortati
nei loro viaggi verso Minoc, per potersi così muovere anche la
notte risparmiando tempo prezioso. Ancora assonnato il fabbro vide
piombare tra le sue mani gli oggetti del mestiere, vide accendersi le
forge ed alzarsi i pesanti martelli. Per lunghe notti braccia esperte e
vigorose lavorarono tra fuoco ed incudine, realizzando armi ed armature
mentre svelti i picconi scavavano nelle miniere. Mercanti scortati
facevano giorno e notte la spola tra Britain e Minoc. Lungo la strada
che era solitamente quasi deserta in quei giorni non fu raro incontrare
decine di mercanti mischiati a gruppi di guardie. Mercenari giungevano
a Britain da ogni dove, con le loro armature maleodoranti e le loro
armi arrugginite, ricevevano oro e nuove attrezzature per la guerra.
Fuori dalle mura della città, le tende si moltiplicavano e
spuntavano come funghi tra le case dei contadini mentre nel cielo le
nubi si infittivano sempre più ed oramai non si distingueva
più il giorno dalla notte. Nei boschi e nelle montagne le forze
del male parevano aver riacquistato la forza d'un tempo antico, perso
nei meandri della storia. Ululati e latrati, strani versi e grida,
squarciavano nella notte persino le tenebre, che da sempre li avevano
ospitati e rinvigoriti.
Mentre la città ed il suo esercito si armavano, nella torre il
Grande Mago continuava a scrutare nella sua magica sfera cercando di
capire quali fossero le intenzioni di Grinord e quale fosse il modo in
cui egli intendeva accrescere il suo già enorme potere. Aveva
chiesto al Re di partire al più presto, ma pareva che Lord
Lowbridge volesse a tutti i costi attendere il ritorno degli
ambasciatori inviati presso Vesper per chiedere l'aiuto degli elfi. Il
Grande Mago era impaziente, girava freneticamente nella sua stanza in
cima alla torre, scrutava continuamente attraverso la sfera. Ed ancora
stava scrutando quando d'un tratto si rese conto d'aver intuito i piani
di Grinord. Si rese conto che oramai il sortilegio di Grinord stava per
volgere a termine e che l'esercito non sarebbe riuscito a raggiungerlo
in tempo.
Suppose di poterlo fermare. Spalancò le mani che da giorni
reggevano la sfera. Gli elementi si sfaldarono, lottarono, e della
battaglia non rimase che terra bruciata nel pavimento, vapori e fiamme
morenti. Afferrò il suo libro magico, indossò la sua
tunica più bella, che custodiva gelosamente, e recitando una
formula magica sparì nel nulla.
Il Re saliva oggi le scale della torre più lentamente, le sue
condizioni fisiche peggioravano visibilmente di giorno in giorno;
bussò alla porta ma nessuno rispose. Entrò nella stanza
superiore della torre poco dopo che il mago era scomparso e con
sorpresa non lo trovò. Lo fece cercare dai servi per tutto il
giorno ma di lui non vi fu notizia. Sua Maestà lo stava cercando
per essere consigliato, gli ambasciatori avevano trovato Vesper
completamente deserta, persino le navi della flotta elfica avevano
lasciato il porto. Attese un giorno ancora, ma del Grande Mago non vi
fu traccia.
Erano passati sei giorni oramai da quando i fabbri s'erano messi al
lavoro. Dal cancello principale del castello reale uscirono dodici
cavalieri, ognuno portava uno stendardo ed aveva uno scudiero ed un
maestoso cavallo bianco. Al loro seguito uscirono diciotto
trombettieri. Il suono delle trombe empì la città e le
campagne di Britain si risvegliarono sotto un suono di guerra. I
Cavalieri mossero verso la campagna; l'esercito fu ivi radunato. Il Re
aveva ordinato di partire. Ognuno dei dodici Cavalieri aveva il compito
di guidare in battaglia cinquecento fanti reali e una parte equamente
divisa di mercenari. Dalle campagne l'enorme esercito marciò
lungo il passo sulle montagne, ridiscese la strada che da Yew portava a
Skara Brae. Giunto alla città degli uomini lucertola l'esercito
di Britain affrontò la sua prima battaglia. Gli uomini lucertola
erano stati corrotti da Grinord ed erano ritornati malvagi. Tentarono
di impedire all'esercito di marciare verso la torre del mago ma dopo
una prima offensiva terminata a loro sfavore con elevatissime perdite,
gli uomini lucertola decisero di limitarsi ad azioni furtive. I
mercenari non vennero neppure impiegati contro i Lizard. I Cavalieri
preferirono schierare i fanti reali che con il loro allenamento e le
nuove attrezzature forgiate dai fabbri non subirono che una perdita e
qualche ferito sterminando centinaia di uomini lucertola che erano mal
equipaggiati e mal schierati dal loro re. Persa la prima battaglia gli
uomini lucertola per un paio di giorni sferrarono attacchi a sorpresa
alle retrovie dell'esercito di Britain, poi le loro viscide squame non
si fecero più rivedere. Erano passati sette giorni da quando
l'esercito era partito dalla città. La strada che conduceva alla
torre di Grinord, salendo sul fianco della montagna, si staccava ora da
quella principale. L'esercito s'avviò lentamente su per la
salita. I dodici Cavalieri aprivano la strada e fu tutta loro la
tremenda sorpresa di incontrare per primi il Grande Mago che era
scomparso dieci giorni prima dal palazzo del Re. Il suo corpo era stato
impalato e dato alle fiamme proprio nel centro della strada, era vivo
ed urlava dal dolore. Uno dei Cavalieri avendo del mago pietà
sguainò la spada e gli mozzò la testa per far cessare le
sue sofferenze. La testa del Grande Mago cadde a terra e rotolò
nella polvere, ma continuò a gridare conservando del suo
assassino il progetto di dolore perpetuo ed orrendo. L'esercito reale
era sgomento di fronte a quello spettacolo.
Una raffica di frecce e pietre dell'alto bersagliò
all'improvviso le fila impreparate dei primi battaglioni. Qualche
decina di metri sopra l'esercito, spuntarono orde di goblin muniti di
archi corti, e gruppetti di troll con grossi massi sorretti dalle
enormi braccia simili a tronchi. A decine caddero prima ancora che gli
uomini del Re si potessero accorgere della portata della minaccia, e
soprattutto della sua provenienza. Furono salvati dai loro condottieri,
i 12 Cavalieri riorganizzarono in breve l'avanguardia, lasciando che
gli addestrati arcieri facessero il loro dovere. Troppo lontani dai
nemici per essere impensieriti dai loro archi corti, fecero sibilare le
corde dei potenti archi di fattura elfica, e in pochi minuti
ricacciarono indietro goblin e troll, lasciando la strada aperta a
fanti e cavalieri.
Le urla dei goblin squarciavano il silenzio di quella montagna brulla e
tetra, il loro sangue nerastro veniva assorbito dalla porlvere, e dal
suolo si innalzò un puzzo nauseabondo. L'odore della morte, che
tutte le grandi battaglie aveva accompagnato anche questa volta fece la
sua immancabile comparsa.
Mentre, protetti dagli arcieri in retroguardia, i dodici cavalieri
avanzarono fino a trovarsi al cospetto della torre di Grinord, ai piedi
della montagna oscura le spade brillavano e scintillavano al cospetto
d'una pallida luna. Dall'alto della torre una voce tonante veniva
trasportata dal vento ed incitava gli esseri mostruosi a versare il
loro sangue per la venuta del grande regno demoniaco.
I Cavalieri e gli uomini più fidati dovettero usare tutte le
loro forze per abbattere la porta che gli impediva di entrare nella
torre e che li divideva dall'obbiettivo della loro missione. A seguito,
la battaglia fu estremamente cruenta, sia il perfido stregone che i
suoi avversari combatterono con tutte le proprie forze e senza
risparmiarsi nessun colpo, sia che esso fosse onorevole sia che fosse
disdicevole, tutte le tecniche di combattimento note vennero usate ed
alla fine tutti gli avversari giacevano esanimi al suolo.
L'ultimo dei cavalieri morì stringendo ancora in pugno la testa
di Grirord che lui stesso aveva mozzato prima di esalare il suo ultimo
respiro.
Il sangue rosso dei cavalieri, e la nera essenza di Grinord si
mischiarono sul pavimento della torre maledetta, mentre ai piedi del
monte una distesa di cadaveri era ora ricoperta dalla polvere che le
grosse raffiche di vento spazzavano in aria. Nella polvere un solo uomo
era ancora in vita.
Krom, un giovane fante, l'unico superstite dell'epico scontro, si fece
coraggio, risalì sino alla torre, ora un silenzio di tomba
schiacciava persino la polvere ed il vento che smisero di fischiare, ma
non di soffiare.
Varcò la porta della torre, salì le scale. Vide i propri
compagni uccisi da orribili trappole, i loro corpi mutilati avevano da
poco concluso di versare a terra il loro sangue che oramai si stava
seccando. Giunto all'ultimo piano si addentrò in un enorme
salone, il sangue ricopriva tutto il pavimento. Raccolse la testa di
Grinord, pregò per i suoi compagni, li distese uno accanto
all'altro e sul petto d'ogni corpo ripose delicatamente la loro spada,
tolse gli elmi ed uno per uno chiuse i loro occhi.
Uscì dalla torre, ridiscese la strada.
Krom era disgustato dall'idea di lasciare i corpi dei propri compagni
morti in battaglia, senza una degna sepoltura, ma come poteva lui da
solo compiere una simile impresa?
Ne sistemò alcuni, gli uni accanto agli altri come aveva fatto
per i cavalieri, poi nuovamente pregò per la loro salvezza. Le
sue lacrime caddero sulla terra e si mischiarono al sangue; il dolore
degli uomini serve a farli maturare si dice, forse fu questo dunque, il
provare un dolore così immenso, che fece in seguito di Krom un
grande eroe.
Egli si alzò, si diresse verso Britain per riferire al suo Re
l'esito della battaglia che seppur vinta, tante vite era costata. Si
voltò a guardare un ultima volta il campo di battaglia; c'erano
corpi straziati ovunque il suo occhio si posasse, il sangue aveva
ricoperto quasi tutta la terra e l'erba sembrava vergognarsi di
mostrare il proprio colore in un ambiente simile.
Durante il viaggio di ritorno Krom non riusciva a non pensare a quanto
assurda fosse la natura umana, che spingeva gli uomini a sterminarsi
tra loro spesso nel nome di desideri che da soli anche se appagati non
potevano portare la felicità a nessuno. Il potere, il denaro, la
forza fisica e qualsiasi effimero obbiettivo un uomo possa raggiungere
non lo renderanno felice se non avrà ottenuto ciò che
veramente conta per ogni essere umano: la salute e l'amore ed entrambi
non possono essere comprati neanche dal più ricco e potente dei
Re, nemmeno dal più geniale ed abile stregone. Durante il
viaggio Krom si preoccupò di evitare le strade principali e
qualsiasi posto affollato, così facendo sapeva di allungare il
proprio viaggio, ma non se la sentiva di farsi vedere in giro, sentiva
un'aura malvagia provenire dalla testa di Grinord, come se essa
emanasse una volontà arcana, qualcosa di possente ed
impercettibile nello stesso momento, qualcosa che lo spingeva a
portarla da Lowbridge, dal suo re. Eppure era la testa di un morto,
potente in vita, ma sempre e comunque irrimediabilmente morto.
Quando Krom raggiunse il castello di Lowbridge, stremato dalla fatica
della battaglia e del viaggio condotto ad un ritmo frenetico, al limite
delle proprie forze, trovò un clima cupo e turbato nell'animo
della gente: il Re era in fin di vita. Ogni gioia per la battaglia
vinta sparì repentina dal suo animo, il suo Re stava morendo e
tutto il continente era in pericolo. Sua Maestà lo volle
incontrare subito sebbene quasi totalmente privo delle proprie forze
egli era ancora mosso da un animo desideroso di prendersi cura della
propria gente. Krom raccontò al suo Re il più brevemente
possibile l'esito della battaglia e gli mostrò la testa di
Grinord.
A questo punto nello stupore generale, gli occhi del mago malvagio si
aprirono, la testa sfuggì dalla presa del giovane fante ed
iniziò a volteggiare nell'aria. Improvvisamente una voce ruppe
l'irreale silenzio che si era creato: Grinord, o perlomeno quanto di
lui rimaneva, iniziò a parlare. <<Puoi anche essere
riuscito ad uccidermi>> disse <<ma non sperare di aver
vinto! Come vedi la maledizione che ho lanciato contro di te sta
portando il tuo fragile corpo verso una morte piena di sofferenza e le
forze del male che io ho evocato sono ormai all'opera e senza me a
governarle presto distruggeranno tutto questo maledetto continente. La
mia morte si tradurrà per voi in un risultato ben peggiore di
quanto non avreste mai potuto immaginare!>>.
Finito il suo lugubre discorso Grinord abbandonò l'ultimo
residuo di energia vitale, e la sua testa si trasformò in una
polvere che cadendo in terra si dispose a formare il disegno di un
teschio, ultimo lugubre scherzo di un animo dannato. Quando infine la
trasformazione fu completata, e l'ultimo granello della polvere che era
stata la testa di Grinord scivolò lentamente sul pavimento, il
silenzio cadde sulla stanza del Re. Il giovane Krom era sgomento,
continuava a fissarsi con orrore le mani, incapace di credere di aver
portato lui stesso quella triste notizia a palazzo. Miriel, il mago di
corte, madido di sudore, cercava ancora di indietreggiare dal letto del
re, pur essendo già arrivato a urtare il muro più volte.
Il Re era inaspettatamente calmo o forse non aveva la forza di reagire,
provato com'era dalla malattia. Il silenzio durò pochi secondi,
ma ai presenti sembrarono essere passati minuti, continuavano a
rivivere nella loro mente l'orrendo spettacolo del teschio parlante,
l'orrenda maledizione rivelata da Grinord, e il teschio al centro della
stanza li convinceva che non poteva essersi trattato di
un'allucinazione. Poi il Re parlò.
Incaricò Miriel, il suo mago di corte, di svolgere una ricerca
sulla leggendaria Isola delle Virtù, e sulla Sacra Spada che da
tempo immemore, almeno secondo leggende ormai dimenticate dalla gran
parte della stirpe umana, riposa sull'isola in attesa di svolgere il
suo compito di salvezza. Miriel annuì, ma nei suoi occhi sia
Krom che il Re notarono l'incertezza, e nelle loro menti risuonò
chiaro il pensiero del mago, come se tra i presenti si fosse stabilito
una sorta di contatto telepatico. << Sta impazzendo, affidare la
salvezza del regno ad una leggenda per fanciulli, il Re non è
più in sé >>.
Prima che qualcuno potesse accennare una reazione, Miriel si
congedò, e pur riluttante si mise all'opera per svolgere il suo
compito. Per il giovane Krom il Re aveva un altro incarico.
<<Dovrai trovare un gruppo di gente fidata, che possa condurti
sino all'Isola delle Virtù. Tutti coloro in cui credevo sono
stati uccisi da Grinord, ora posso contare solo su di te…
>> poi il Re ebbe un attimo di esitazione <<..e su
Miriel>>. << Trova una nave, robusta in modo che possa
sopportare un lungo viaggio, ma anche agile di modo che possa compiere
grandi distanze in breve tempo. E' il tempo che ci manca, Krom. E trova
il miglior equipaggio che in questo momento solca i mari di
Sosaria>>. <<Ora vai, ragazzo mio, lasciami riposare, oggi
è stata una giornata dura e temo che in futuro ne vedremo di
peggiori. E ricorda, mai come oggi le speranze di così tanta
gente sono affidate nelle mani di così pochi uomini >>.
Krom salutò il Re, e forse vide nei suoi occhi brillare una
lacrima. Mai avrebbe immaginato che anche i Re potessero piangere. E
probabilmente solo in quel momento fu pienamente consapevole della
situazione, e del gravoso compito che gli spettava. Ma le sue umili
origini in questo caso si rivelarono un vantaggio. Spesso gli era
capitato di frequentare le bettole del porto, e lì aveva sentito
nominare più volte il nome di Leir Spaccaonde. A voler credere a
tutte le storie raccontate nelle locande, Leir sarebbe assomigliato
più ad una semidivinità che ad un capitano di vascello,
ma Krom aveva un altro vantaggio, perché lui conosceva il
capitano Leir Spaccaonde, e sapeva (o almeno sperava dentro di
sé) che era l'uomo giusto per raggiungere l'Isola delle
Virtù. Non fu difficile convincere il vecchio amico, soprattutto
dopo avergli confidato il vero pericolo che stava correndo Sosaria in
quei giorni. Leir si incaricò di trovare l'equipaggio e di
sistemare la nave in modo da essere pronti alla partenza in 3 giorni.
Ora dipendeva tutto da Miriel. E dal Fato. La ricerca di Miriel fu, al
contrario di quello che pensava, più lunga di quella di Krom. Ma
anche meno fruttuosa. Non c'era traccia della fantomatica Isola delle
Virtù in tutta la biblioteca di Britain. Rimaneva un solo posto
dove cercare, e di certo non era il massimo della comodità.
Miriel chiese udienza al Re, munito di antiche carte nautiche, e lo
avvisò che la spedizione avrebbe dovuto necessariamente far
tappa a Moonglow, sempre se a tanti anni di distanza dalla catastrofe,
fosse rimasto qualcosa di quella che una volta era la più grande
università di Sosaria. Tre giorni dopo, in perfetto orario, la
nave al comando di Leir salpò dal porto di Britain. Una leggera
brezza favoriva la navigazione del vascello.
Tutto sembrava promettere bene, Leir scherzava al timone con il suo
amico Krom, l'equipaggio intonava allegre canzoni da locanda, e la
navigazione procedeva senza intoppi. Solo Miriel sembrava non essersi
unito al gruppo, sempre chiuso nella sua cabina a studiare le carte, o
in disparte sul ponte con lo sguardo perso oltre l'orizzonte. Nessuno
sembrava preoccuparsene, era pensiero comune che fosse solo una
questione caratteriale, e del resto nessuno degli scaramantici marinai
voleva aver niente a che fare con la magia, in nessuna delle sue forme.
Dunque nessuno seppe dei sogni che infestavano le notti di Miriel,
popolati da un'unica figura, sconosciuta a tutto l'equipaggio tranne
che a Krom. Una figura dall'enorme potere, che sapeva padroneggiare le
arti magiche come nessun altro al mondo. Miriel desiderava quel potere,
con tutte le sue forze. Avrebbe cambiato il mondo, avrebbe abolito ogni
forma di guerra, avrebbe salvaguardato i diritti dei poveri e dei
giusti, avrebbe dissolto il male con solo un assaggio del suo potere.
Continuava a sognare ogni notte, ed ogni notte il potere promessogli
dalla figura oscura cresceva, e Sosaria diveniva un mondo migliore su
cui vivere, tutto grazie a lui, Miriel. Ma, come solo i più
saggi tra i praticanti della magia avrebbero saputo dirgli, non esiste
potere che non porti con sé corruzione.
Dopo giorni interminabili di viaggio, la nave comandata dal capitano
Leir giunse nella zona in cui, secondo le carte nautiche, avrebbe
dovuto trovarsi l'isola. La notte scese in fretta, e gli occhi dei
marinai erano tutti rivolti verso l'orizzonte, alla ricerca del loro
obbiettivo. Gli animi dei membri della spedizione erano tesi, turbati
dal clima di ansia e preoccupazione che si era creato durante il
viaggio: erano vicini a Moonglow, l'isola che un tempo era considerata
il centro culturale del continente e che adesso era evitata da tutte le
navi a causa delle leggende che le avevano conferito un aspetto ancora
più tetro di quanto non fosse realmente. Dopo qualche ora si
iniziarono ad intravedere dei flutti e la costa di un'isola più
nera della notte stessa. Sapendo di essere giunto a destinazione, Leir
ordinò all'equipaggio di attraccare nei pressi di un punto che
lui aveva reputato idoneo. L'equipaggio, riluttante nell'avvicinarsi a
quell'isola, eseguì gli ordini del capitano. Al termine della
manovra, fu calata in mare una scialuppa con Leir, Krom, Miriel e altri
tre marinai, scelti tra i più coraggiosi e disposti ad
abbandonare la nave per esplorare l'isola. Giunti sulla terraferma,
seguirono quelli che sembravano essere i resti di una strada che
conduceva ad un complesso di strutture deteriorate e in parte
distrutte. Alcune ricordavano le basse case di Britain, altre le torri
sparse per il mondo, altre ancora erano simili alle strutture elfiche.
Superate quelle che un tempo erano le porte di una fiorente
città, i sei della spedizione si trovarono in una piazza immensa
con una fontana semi distrutta al centro e rimasero ammutoliti dallo
splendore del luogo, nonostante fosse stato irrimediabilmente
distrutto... in un misto di confusione ed euforia, il gruppo si diresse
verso le rovine dell'università, l'unica struttura rimasta
ancora intatta nonostante la catastrofe. Soltanto dopo aver raggiunto
le grandi colonne all'ingresso della struttura si accorsero di essere
rimasti in cinque. Un marinaio, Cody, era sparito nel nulla. L'euforia
che aveva accompagnato il gruppo svanì immediatamente lasciando
solo un senso di amarezza e rabbia. Cosa poteva essere successo? Non si
erano accorti di niente, e Cody non era il tipo da fare uno scherzo di
questo genere... di certo non si era allontanato dal gruppo
spontaneamente e senza fornire una ragione. Erano stati distratti da
ciò che li circondava e non avevano lontanamente pensato
all'idea di non essere soli su quell'isola maledetta. Tornarono
indietro, con la speranza di trovare Cody che, impaurito, li stesse
cercando, ma non fu così. Dovettero presto abbandonare l'idea di
trovarlo vivo. La sua testa, strappata violentemente al resto del
corpo, giaceva a terra in una pozza di sangue, sulle bianche lastre di
marmo che ricoprivano la strada. Il capitano si chinò per
esaminare la testa, quasi volesse convincersi di stare sbagliando. Si
alzò di scatto e indietreggiò di qualche passo, come se
avesse visto qualcosa di terrificante. Pochi istanti dopo, dal buio
più profondo, tutti videro un essere di dimensioni umane, senza
la testa, che si avvicinava al capitano camminando. Quando il pallido
chiarore della luna illuminò sufficientemente la creatura Leir
ebbe la certezza di avere di fronte il suo marinaio. Confuso, rimase
immobile mentre l'altro si avvicinava lentamente. Gli altri marinai
tirarono fuori dal fodero i loro pugnali lunghi, mentre Krom
sguainò la sua spada. Nessun altro aveva riconosciuto la
creatura che si avvicinava. Miriel rimase immobile, come se aspettasse
il susseguirsi degli eventi. Guardandosi intorno, Leir capì cosa
vedevano gli altri... per loro era comparso un mostro, niente di
più. Si girò di scatto verso i suoi compagni, e
gridò il nome del marinaio. Intanto, la creatura aveva estratto
il pugnale che aveva legato alla cintura e lo alzò verso il
cielo, la punta rivolta verso il capitano. La reazione fu immediata. I
marinai superarono il loro capitano e si gettarono violentemente sui
resti del loro compagno, e lo stesso fece Krom. Miriel rimase immobile
e Leir si voltò per seguire gli eventi. Il cadavere di Cody era
a terra, dilaniato da innumerevoli colpi. Uno dei marinai era ferito
lievemente ad un braccio, gli altri erano incolumi. A quel punto anche
il capitano si rese conto dell'errore che stava per commettere, e si
sentì in colpa per aver rischiato così inutilmente la
propria vita. I rimanenti del gruppo sapevano di non poter dare una
degna sepoltura al morto, poiché probabilmente colui che l'aveva
ucciso era già al corrente della sconfitta e sarebbe presto
tornato all'opera contro di loro. Entrati nell'università,
Miriel condusse il gruppo verso alcune stanze dove, a parere suo,
potevano trovarsi le informazioni di cui avevano bisogno. Superarono
diverse stanze colme di libri di ogni genere, ma non trovarono nulla.
La struttura dell'Università era immensa, e loro non avevano
tempo per esplorarla completamente. <<Abbiamo bisogno di
informazioni più precise prima di setacciare completamente
questo posto.>>disse Leir<<Non ho intenzione di continuare
a cercare qualcosa di cui non conosciamo praticamente nulla!>>.
La reazione del capitano fu comprensibile per tutti, e nessuno
cercò di fargli cambiare idea. Miriel era confuso, era convinto
che le indicazioni che aveva trovato negli scritti conservati a Britain
fossero corretti, ma aveva l'impressione di aver dimenticato qualcosa
di importante... fu una voce fredda e possente nella sua mente a fargli
ricordare quello che lui aveva dimenticato. Miriel era quasi convinto
di stare impazzendo, fu scosso da un brivido e la voce tuonò
ancora una volta nella sua mente, per conferirgli un incarico. Il mago
si avvicinò al resto del gruppo e indicò loro una
direzione. Gli altri, un po' meravigliati da tanta decisione, seguirono
le indicazioni senza discutere. Arrivarono in una delle stanze in cui
erano già passati prima, e Miriel chiese a Krom di far cadere
una delle librerie. Un po' perplesso, Krom, aiutato dai marinai, fece
cadere la pesante libreria a terra. La stanza si riempì di
polvere, e Miriel iniziò a cercare qualcosa nella parete di
pietra. <<Qui dovrebbe esserci una porta,>> disse
<<sto cercando l'interruttore per aprirla>>. Krom,
incredulo, diede dei piccoli pugni sulla parete e notò che in un
punto questa era effettivamente cava, probabilmente era una sorta di
passaggio segreto. Passarono molti minuti, ma nessuno riuscì a
trovare l'interruttore. Krom, infastidito dalla situazione, diede un
calcio alla parete con tutta la forza di cui disponeva, urlando a
squarciagola. La parete cedette, crollò e rivelò una
scala con delle torce appese alle pareti. Stupito, il guerriero rimase
immobile per qualche istante, prima di posare la gamba a terra, e solo
allora notò che gli altri lo stavano osservando quasi
divertiti... Dopo aver acceso una torcia, il gruppo scese lentamente le
scale di pietra. Arrivati in fondo, si trovarono in un corridoio, alla
fine del quale c'era una porta di legno. Passata la porta, i cinque si
trovarono in una stanza simile alla biblioteca da cui erano arrivati. I
libri che trovarono, però, erano misteriosi. Miriel ne scelse
alcuni e li infilò in una borsa vuota. Proseguendo nella
ricerca, Leir trovò interessanti trattati sulle creature marine
e su particolari mostri che abitano la terraferma, ma scritti in una
lingua che non conosceva. Miriel prese avidamente anche quei testi e
molti altri libri che fece portare agli altri. Erano pronti a tornare
indietro, quando udirono dei passi... qualcuno stava scendendo le
scale. Si affrettarono a spegnere la torcia e si spostarono dietro la
porta, pronti a colpire chiunque stesse arrivando. Dopo qualche istante
i passi si fermarono, e qualcuno, dall'altra parte, iniziò a
pronunciare delle parole in una lingua sconosciuta a tutti.
Aspettarono, ma non accadde nulla. Di nuovo, furono pronunciate altre
parole, ma questa volta il risultato fu più immediato.
Un'esplosione fece cadere tutti i membri della spedizione. Quando si
rialzarono, nel buio, intravidero soltanto alcune figure che si
avvicinavano a loro. Il mago pronunciò una formula e la stanza
fu illuminata come se fosse diventato giorno. C'erano quattro figure
scheletriche, seguite da un uomo alto, avvolto in un mantello nero, che
sorrise quando gli altri lo guardarono.
<<Complimenti,>>disse<<avete trovato ciò che
io non sono riuscito a trovare in decine di anni!>>. L'uomo
sembrava adirato e contento allo stesso tempo per la scoperta. Rise di
gusto mentre tutti si alzavano e capivano cosa stesse succedendo.
Quando furono tutti attenti e pronti a combattere, l'uomo
continuò <<Questo mondo è ormai prossimo alla
distruzione. Gli uomini sono corrotti, ognuno cerca il potere... ma non
a tutti questo è concesso. I deboli non hanno diritto di
combattere per ottenere il potere!>>. Alzò la mano destra
verso il gruppo, e indicò i membri ad uno ad uno. <<Tutti
voi sarete corrotti, è solo questione di tempo! In questa stanza
sono conservati tutti i segreti di questo mondo, e chiunque se ne
impossessi ha le potenzialità per ottenere un potere immenso!
Voi... voi miseri esseri dovete consegnare a me quelle conoscenze...
voi non siete in grado di capirne l'importanza... solo io posso
ottenere dei vantaggi da questi manoscritti!>>. Il mago, intuendo
a cosa si riferisse l'uomo, cercò di nascondere i propri
intenti. <<Sei solo un folle,>>disse<<come pensi che
potremmo fornirti i segreti di cui abbiamo bisogno per portare in salvo
la nostra civiltà? Noi non cederemmo mai dei segreti, per quanto
grandi possano essere, ad un essere ignobile come te!>>.
<<Sei tu che hai ucciso Cody!>> aggiunse Leir.
Rivolto al mago, l'uomo disse:<<Sapevo che avresti risposto
così... tu tra tutti sei quello più vicino alla
corruzione...>>. L'uomo si trovò costretto ad interrompere
il discorso, dal momento che Miriel aveva iniziato a formulare un
incantesimo. Preoccupato per la propria vita, ordinò ai propri
servi di difenderlo, e quelli si gettarono sui loro nemici senza batter
ciglio. Lo scontro durò per molto tempo. L'uomo evocò
dalle viscere dell'inferno molte altre creature, e lasciò che
queste combattessero al suo posto mentre lui cercava di fuggire. Krom,
Leir e gli altri due marinai combatterono contro le creature
finchè non le distrussero completamente. Dentro di sé,
Miriel sapeva di non poter lasciare in vita quell'uomo che aveva capito
così facilmente i suoi pensieri. Usciti dall'Università,
i cinque si diressero in fretta verso la nave, cercando di fare
attenzione ad un possibile attacco nemico. Le loro aspettative si
rivelarono esatte. Rimasero sbigottiti quando arrivarono nuovamente
alla piazza che avevano superato poco tempo prima... vi erano esseri
deformi ovunque, tutti con lo sguardo rivolto verso di loro, e al
centro della piazza, seduto sui resti della fontana, c'era l'uomo che
li osservava divertito. <<Questa è l'ultima occasione che
vi fornisco. Consegnatemi quelle conoscenze, e forse riuscirete a
lasciare questo posto vivi>>. Miriel, preso da un senso di ira,
pronunciò le parole di un incantesimo, e dalle sue mani
partirono delle fiamme che avvolsero i nemici più vicini fino a
consumarli completamente. Gli altri, confusi per la rapidità
dell'azione, si gettarono nella mischia con l'intento di porre fine a
tutto, senza riflettere sul motivo per cui lo facevano. Un altro
marinaio morì nello scontro, sopraffatto dal numero eccessivo di
nemici. L'ultimo rimasto fu ferito più volte e perse un occhio
durante la lotta. Leir era coperto di ferite e svenne quando lo scontro
finì. Krom era esausto e Miriel sentiva mancargli le forze.
L'uomo, ugualmente privo di forze, si avvicinò lentamente al
mago. Sfilò un pugnale dalla sua cinta e si chinò su
Miriel. Sussurrò delle parole e fece per colpire il mago sul
petto. Non fu chiaro cosa accadde nell'istante successivo, ma l'uomo
cadde a terra, privo di vita. Miriel si alzò lentamente e
raccolse i libri conservati nella sacca che aveva dato al marinaio
morto. Con l'aiuto di Krom, portarono sulla scialuppa Leir e l'altro
marinaio. Leir si riprese durante il viaggio e tornò alla guida
della nave mostrando ancora una volta al suo equipaggio la propria
forza d'animo. Quando furono abbastanza lontani dall'isola, tutti si
concedettero un attimo di riposo e di sollievo, bevendo e ascoltando
quello che era successo sull'isola raccontato da Leir e Krom. Soltanto
Miriel, lontano dal gruppo come suo solito, guardava l'orizzonte con un
sorriso. "Ho fatto come mi avevate chiesto" pensò.
Osservò il sole innalzarsi in cielo e, soddisfatto, si
voltò e andò nel suo alloggio. Krom ripensò
più volte a quanto accaduto sull'isola, e intuì che c'era
qualcosa che non era andata bene, ma non riuscì a inquadrare
bene il problema. Preoccupato ma sfinito per la stanchezza, concluse
che sarebbe stato meglio riposare e recuperare le forze. Non
pensò più all'accaduto da quel momento. L'intero
equipaggio si prese un giorno di riposo in cui vennero celebrati i
funerali dei marinai morti sull'isola di Moonglow, poi, grazie ad
alcuni documenti rinvenuti nella stanza sotterranea
dell'Università, Leir e Miriel riuscirono a tracciare una rotta
che, in base a quanto avevano capito, li avrebbe condotti all'isola
delle Virtù. Cambiarono immediatamente rotta e si trovarono a
dover affrontare una navigazione resa estremamente difficile dalla
furia degli elementi. Ormai la luce aveva abbandonato il cielo ed era
diventato impossibile distinguere il giorno dalla notte mentre il vento
e le ondate rendevano la navigazione sempre più difficile e
pericolosa. Un'ondata estremamente violenta scaraventò
lateralmente tutti i membri dell'equipaggio e Krom rischiò di
finire fuoribordo, a quel punto Leir ordinò a tutti di legarsi
come lui aveva già fatto in modo da non essere sbalzati via.
L'infuriare della tempesta cresceva di giorno in giorno e ormai le
speranze erano tutte riposte sulla grande esperienza di Leir, gli altri
potevano solo assistere impotenti alla furia degli elementi che si
abbatteva con inaudita violenza sulla nave. Quando ormai la
disperazione stava prendendo il sopravvento, ecco la calma giungere
inattesa e fulminea. <<Eccola! Eccola!>> gridò
Miriel. L'isola di fronte a loro sembrava non aver risentito per nulla
degli eventi devastanti che stavano sconvolgendo il mondo, intorno ad
essa c'era una totale calma e perfino le nubi innaturali che
ricoprivano l'intero globo non riuscivano a metterla in ombra.
Approdarono e nonostante la stanchezza fosse estrema, si lanciarono
quasi in corsa sull'isola, tanto era l'entusiasmo provocato da
quell'oasi di purezza in mezzo alla più totale corruzione.
L'isola era molto piccola e il gruppo di avventurieri si trovò
in pochi minuti di fronte ad un piccolo tempio di forma circolare,
molto semplice, privo di affreschi o abbellimenti di alcun genere, al
centro del quale si trovava una spada sospesa a circa mezzo metro da
terra, che fluttuava. Proprio in quel punto un fascio di candida luce
innondava il tempio. Krom ebbe un attimo di esitazione, ma l'incalzare
degli eventi non gli permise di perdere alcun istante e quindi si
decidse ad impugnare la spada. Appena prese in mano la spada, ornata di
perle e diamanti, sentì che emanava una forma di energia che non
riusciva a capire o a governare, ma che tuttavia percepiva chiaramente.
I nostri eroi permisero solo qualche ora di riposo, il minimo
indispensabile per affrontare le fatiche del viaggio di ritorno e poi
appena ripresero un po' di energie ripartono alla volta di Britain.
Krom teneva la spada alzata verso il cielo e le nubi si aprivano di
fronte alla nave e cosi' viaggiarono fino al giungere della notte,
quando forse per la lontananza dall'isola, forse per altri motivi a
loro ignoti, le nubi sembrarono non risentire piu' dell'influenza della
spada e la nave si trovò nuovamente coinvolta in una violenta
tempesta. Improvvisamente un colpo di vento strappò la spada
dalle mani di Krom e la fece cadere vicino al centro della nave.
Immediatamente Mirial si gettò verso la spada cercando di
prenderla, ma la spada si animò come mossa da un guerriero
fantasma e attaccò Mirial senza preavviso, il mago fece appena
in tempo a scansarsi, rimediando solo un taglio sotto il mento.
Nello sgomento generale Mirial urlò con una voce di inumana
potenza: <<Grinord! Prendi il mio corpo e fai di me il mago
più potente che sia mai esistito!>>.
Per un istante sembrò che tutte le oscuri nube nel cielo si
scatenassero passando vorticosamente attraverso Mirial, un attimo dopo
Mirial era solo un ricordo, al suo posto c'era di nuovo Grinord.
Al Palazzo di Lowbridge c'era grande fermento: il Re, in piena notte,
si era alzato in piedi sul letto e si muoveva come se stesse duellando,
i suoi occhi erano chiusi e i cortigiani erano terrorizzati e non
sapevano se dovessero intervenire e svegliare il loro signore o se
ciò fosse stato deleterio, risero quindi a guardare il Re che
duellava nel vuoto. Grinord materializzò nelle sue mani una
lancia forgiata con l'oscura energia delle nubi ed iniziò a
duellare contro la Spada della Virtu'. Grinord combatteva con grande
agilità e perizia e gli altri gli sentirono dire <<Vecchio
pazzo! Sei troppo debole per competere con me!>> Il combattimento
duro' pochi istanti, poi la spada cadde a terra immobile. I cortigiani
sentirono lowbridge dire <<Che tu sia maledetto Grinord, anche se
mi abbatterai continuerò a contrastarti
dall'aldilà>>. Dopo pochi istanti il corpo di Lowbridge
ricadde sul letto, ormai senza più vita ad animarlo. Krom
sentì una voce nella sua testa "Forza giovane guerriero!
Sbrigati a prendere quella spada ed abbatti il tuo nemico. Sbrigati
prima che sia troppo tardi!".
Con un gesto repentino si scagliò sulla spada e immediatamente
attaccò Grinord che stava ancora esultando per aver sconfitto
Lowbridge, ferendolo molto seriamente ad un braccio. Continuo' ad
attaccarlo e Grinord gli offrì una resistenza praticamente
nulla, i suoi movimenti gli parevano incredibilmente lenti, ma Krom non
aveva tempo per pensarci in quel momento, si preoccupò solo di
colpire continuamente il proprio avversario fino a quando non
riuscì ad abbatterlo del tutto. Sentiva che c'era un'altra forza
che ora ravvivava il suo cuore, un altro animo nobile e potente lo
stava aiutando. Quando ancora non si erano ripresi dall'assurdo
svolgersi degli ultimi eventi sulla nave comparve Abraxas, un
potentissimo negromante che si era già in passato alleato
temporaneamente con Lowbridge e scontrato contro Aruman per impedire
che il mondo venisse distrutto. <<Sono Abraxas, sono certo che
avrete sentito parlare di me…>> disse con la sua solita
voce calma e possente. Brandendo la sua spada di fronte al negromante,
Krom disse <<Non mi fido di te! Stai lontano da noi! Anche tu sei
un servo del male!>>. <<Non voglio la tua fiducia
guerriero. Voglio che mi ascolti molto attentamente. Cosa credi? Pensi
di aver abbattuto Grinord cosi' facilmente perché sei molto
abile e potente? O forse qualcosa dentro di te ti fa intuire che sei
stato aiutato?>> <<Cosa vuoi da noi?>> chiese Leir.
<<Voglio dare a tutti noi un'altra possibilità. Io non
agisco per il bene comune, solo per il mio, questo non l'ho mai
nascosto, ma saprete che anche Lowbridge un tempo si alleò con
me, per salvare il mondo, purtroppo stavolta è troppo tardi. Il
modo ormai è condannato, tra pochi giorni le oscure energie
scatenate da quel mago folle avranno preso il sopravvento su tutto e
non ci sarà più vita nell'intero pianeta. Ora ci rimane
una sola possibilità di salvarci: dovete andare al castello di
Lowbridge, lui ha la sfera della Virtù, se la sfera e la spada
della virtù vengono a contatto aprono un passaggio dimensionale
verso un altro mondo, questo passaggio resterà aperto per poche
ore dopodiché chi sarà ancora su questo pianeta non
potrà fare altro che attendere la morte>>. <<E
perché non lo fai tu stregone?>> ribattè Leir.
<<Forse non te ne sei ancora accorto, ma la spada della
virtù non si lascia impugnare da chi ha un animo corrotto e come
potrai immaginare io non ho nessuna possibilità di toccare
quella spada>> fu pronto a rispondere il negromante. <<E
quindi vuoi che noi apriamo il portale per salvare la tua miserabile
vita?>> <<Non farlo condannerà a morte tutti, mi
pare che la mia proposta offra un vantaggio ben superiore rispetto al
costo. Ora sbrigatevi a raggiungere Britain, non credo che il mondo
abbia ancora molto tempo prima di vedere lo sterminio totale di ogni
forma di vita>>. Detto questo il negromante sparì senza
aspettare risposta. Krom era disgustato all'idea di dover agire in modo
da assecondare i desideri di un individuo così malvagio, ma
sapeva bene che non esisteva una sola possibilità di agire
diversamente. Durante il viaggio di ritorno non incontrarono alcun tipo
di difficoltà e questo faceva sentire Krom molto onorato
perché sapeva bene che il motivo era la presenza invisibile
dell'animo nobile che seguiva i loro movimenti. Giunti a Britain
vennero a sapere della morte di Lowbridge e questo gettò Krom in
uno stato di profonda angoscia, lui infatti contava di chiedere
consiglio al re prima di assecondare il negromante, ormai si sentiva
come un burattino nelle mani di un essere superiore a cui non aveva i
mezzi per opporsi. Tuttavia apprese quale fosse quell'animo che lo
aveva protetto e guidato nel brandire la spada contro il malvagio mago
e nella via del ritorno, e di ciò si sentì onorato. Quasi
senza rendersene conto era arrivato al castello, le guardie lo
salutarono e vedendo che era riuscito a prendere la Spada della
Virtù ebbero, per la prima volta da molto tempo, una speranza di
veder le cose migliorare. Krom si recò da Moalis, il saggio
chierico di cui Lowbridge aveva sempre dimostrato fiducia,
nonché il custode della Sfera della Virtù, e gli fece un
resoconto dettagliato degli ultimi avvenimenti. <<Caro
ragazzo>> disse Moalis <<il tuo cuore ti guida verso una
strada di purezza, ma devi capire che nel mondo non esiste il bene
assoluto, così come non esiste il male assoluto, in ogni
individuo è presente sia il bene che il male e per quanto una
delle due parti possa prendere il sopravvento sull'altra, non la
potrà mai cancellare. Abraxas è un individuo malvagio, ma
in questo momento per tutti noi è stato la fonte di salvezza, vi
ha aiutati ad arrivare qui con la Spada delle Virtù e ha dato a
tutto il genere umano la possibilità di non estinguersi. In
cambio di questo il prezzo che dovremo pagare sarà la salvezza
di un essere malvagio, ma che senso avrebbe togliere la vita a migliaia
di anime buone, per non salvarne una di malvagia?>>.
Krom ritenne che il vecchio chierico avesse ragione, e si trovò
ora rassicurato dalle sue parole. Il chierico gli spiegò inoltre
che l'apertura del passaggio sarebbe durata solo poche ore pertanto
vennero mandati messaggeri in giro per il continente per avvisare che
il passaggio sarebbe stato aperto la Domenica successiva a mezzogiorno,
a nessuno sarebbe stato impedito di passare la soglia dimensionale,
anche le prigioni sarebbero state aperte, in una situazione del genere
ogni superstite in più significava una possibilità
maggiore di sopravvivenza del genere umano.
Il grande giorno era arrivato nella grande piazza del castello c'era
una folla incredibile, in tutta Britain c'era una massa di gente che
premeva per arrivare, temendo di non fare in tempo a passare. Le nubi
sempre più cupe che annerivano il cielo, la fetida pioggia che
ormai da più di un giorno cadeva incessante sommate al sempre
più frequente risvegliarsi di zombi, ghouls, scheletri ed altri
esseri immondi, avevano terrorizzato l'intera popolazione, perfino i
negromanti che avevano fino a poco prima trovato la cosa positiva si
erano resi conto di non essere in grado di controllare gli avvenimenti,
ormai non c'era nessuno che non fosse terrorizzato. Moalis e Krom si
presentarono nella zona della piazza che era stata scelta per aprire il
portale, una fitta schiera di guardie stava faticando non poco per non
essere travolta dalla folla. Moalis urlò alla gente:<<Ci
sarà tempo per passare tutti, non c'è bisogno che vi
ammazziate tra voi per cercare di passare prima!>> ma si rese
conto che le sue parole andavano disperse al vento totalmente
inascoltate. <<Krom sbrighiamoci, ormai la gente ha perso il
controllo, appena si apre il portale passate tu e Leir per primi.
Questo onore lo meritate>>. I due artefatti vennero messi a
contatto e subito sprigionarono una potente ondata di luce che
squarciò per qualche istante le nere nubi del cielo, tutti si
ammutolirono. Il momento era finalmente giunto davvero. Quando la luce
diminuì di intensità si poteva vedere un cerchio
perfetto, lago circa due metri sospeso a pochi centimetri da terra,
attraverso il cerchio si vedeva uno squarcio del nuovo mondo, un posto
con prati e alberi, con uno splendido cielo azzurro e un bellissimo
mare. Come gli era stato chiesto Krom e Leir passarono per primi
dopodiché fu un fiume di gente che correva impazzita verso la
porta della salvezza, chi cadeva veniva schiacciato dalla massa e
Moalis non poté fare a meno di pensare che il male è
così radicato negli uomini che forse sarebbe stato meglio non
aprirlo quel portale. Passarono le ore e ormai non sembrava dover
passare più nessuno, il portale era ancora aperto, stava durando
più di quanto Moalis avesse previsto, ma doveva aspettare.
Finalmente giunse Abraxas. <<Salve prete, non ti spiace se passo
anche io vero?>>. <<Ti sei meritato il diritto di salvarti
Abraxas, senza di te non sarebbe sopravvissuto nessuno>> rispose
il chierico con voce pacata e calma. <<Il tuo codice d'onore
è la tua debolezza. Sai bene che in situazioni inverse non ti
mostrerei alcuna riconoscenza>> disse ridacchiando il negromante.
<<Ognuno vive come ritiene giusto e io sono coerente con me
stesso, lo sono sempre stato e lo rimarrò fino alla fine. Ora
vai, salva la tua misera vita e non perdere tempo a parlare con questo
vecchio pazzo>>.
Mentre Abraxas passava la soglia, d'improvviso, con un gesto fulmineo
Moalis scagliò addosso al negromante un'altra sfera: Dolore. La
porta dimensionale sussultò e si richiuse improvvisamente.
L'urlo di Abraxas echeggiò a lungo nelle orecchie di Moalis.
<<Ti ho detto che ti potevi salvare, non che ti avrei permesso di
andare nello stesso mondo dove sono andati tutti gli
altri…>> disse il chierico. Soddisfatto per aver compiuto
con estrema perizia ciò che si era prefissato di fare, si mise a
pregare il suo dio aspettando sereno l'arrivo della ormai imminente
fine.
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